Strumentale la protesta di CGIL e UIL contro l’ accordo siglato da CISL, FIALS, NURSIND, NURSING UP
È scontro sindacale sull’accordo che disciplina l’indennità per il personale dei pronto soccorso. Al centro del dibattito la differenziazione degli importi prevista dal Contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) e attuata con un’intesa sottoscritta da CISL, FIALS, NURSIND e NURSING UP. A chiarire i contenuti dell’accordo e a respingere le critiche è Francesco Coppolella, segretario regionale Piemonte.
“La norma nazionale ha destinato risorse specifiche per un’indennità al personale dei pronto soccorso e il CCNLprevede chiaramente che tali indennità siano differenziate per profilo”, spiega Coppolella, richiamando l’articolo 69, comma 2 del contratto. “Le organizzazioni sindacali firmatarie hanno siglato un accordo che consente di riconoscere fino a 500 euro al mese agli infermieri e fino a 250 euro al mese agli altri profili”.
Secondo il segretario regionale, CGIL e UIL non hanno preso parte alla trattativa non perché escluse, ma perché non firmatarie del contratto. “Non hanno partecipato perché non firmatarie di CCNL, non perché non convocate. Una norma di cui hanno sempre chiesto il rispetto, fino a quando non è toccato a loro rispettarla”, afferma.
Le sigle firmatarie, che nel comparto sanità rappresentano la maggioranza del personale, rivendicano la bontà dell’intesa. “Riteniamo si tratti di un ottimo accordo, stante le risorse a disposizione finalizzate a questo istituto”, sottolinea Coppolella, che respinge le accuse circolate nelle ultime settimane: “È totalmente falso dire che qualcuno sia rimasto escluso o che solo gli infermieri abbiano beneficiato dell’indennità. Ed è altrettanto falso affermare che l’accordo sia stato revocato”.
I dati, secondo i firmatari, parlano chiaro. “Dal 2022 tutti percepiscono l’indennità, dal giugno 2023 l’importo è stato incrementato per tutti e da oggi è stato riconosciuto anche al personale dell’emergenza territoriale 118”, precisa il segretario. “Fare disinformazione su questi temi è scorretto e irresponsabile”.
Il nodo vero del contendere, per Coppolella, è la differenziazione tra i profili. “CGIL e UIL sostengono che le risorse andassero divise equamente tra tutti. Noi abbiamo fatto una scelta diversa, nel rispetto del CCNL e della realtà dei fatti, che riteniamo giusta, coraggiosa e responsabile”, dichiara. “Da anni si dice che nessuno vuole più fare l’infermiere e che bisogna rendere attrattiva la professione. Se i corsi di laurea in infermieristica sono vuoti e quelli degli altri profili sono pieni, significa che rischi, disagi, responsabilità e condizioni di lavoro non sono le stesse e che le retribuzioni non sono adeguate”.
Un tema che in Piemonte è reso ancora più urgente dalla carenza di personale. “Con una mancanza di circa 5.000 infermieri, perfino con questa indennità facciamo fatica a trovare professionisti disposti a lavorare in pronto soccorso o a farli restare. Almeno salvaguardiamo la prima linea”, aggiunge.
Quanto alle accuse di creare conflitti tra operatori, Coppolella replica senza mezzi termini: “L’accusa la rispediamo al mittente, perché è esattamente ciò che stanno facendo loro in modo irresponsabile”.
Infine, lo sguardo è rivolto al futuro della contrattazione. “Il tavolo di trattativa, dal quale CGIL e UIL si sono autoescluse non firmando il contratto, intende utilizzare le nuove risorse previste dalla norma che incrementa i fondi dell’1% per gli anni 2026-2029, valutando ulteriori aumenti per i profili tecnici sanitari e per gli OSS. Analoga attenzione sarà riservata al personale del 112, previa valutazione dei fondi ministeriali dedicati”, conclude. “Continueremo a lavorare per la valorizzazione delle competenze e dei disagi anche oltre la prima linea”.
Una chiusura con una stoccata finale: “È curioso leggere comunicati territoriali di alcune sigle che definiscono l’accordo un’ottima risposta per i professionisti della sanità, mentre i vertici nazionali dicono l’esatto contrario”.
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