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Condotta antisindacale: il Tribunale condanna Asl 5 e dà ragione al NurSind

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 11/02/2026

LiguriaNurSind dal territorio

Dopo il precedente del 2020, una nuova censura giudiziaria ristabilisce diritti, dignità e libertà sindacale

"C’è una linea sottile ma invalicabile che separa la gestione amministrativa dal rispetto dei diritti sindacali. Quando quella linea viene superata, non è solo una sigla a essere colpita, ma l’intero sistema delle relazioni industriali. La recente pronuncia del Tribunale della Spezia riporta al centro una questione cruciale: la libertà sindacale non è una concessione, ma un diritto costituzionalmente tutelato".

La Spezia, 11.02.2026. L’origine della vicenda risale al novembre 2025, nel pieno di una trattativa sindacale per la sottoscrizione di un accordo integrativo sugli incrementi economici del personale. Un percorso negoziale al quale il NurSind aveva partecipato attivamente, esprimendo una posizione favorevole sui contenuti dell’intesa. Un impedimento comunicato per tempo ha però impedito alla segretaria territoriale di essere presente all’atto finale di firma, pur ribadendo formalmente la volontà di sottoscrivere l’accordo.

Nonostante ciò, l’azienda ha scelto di chiudere il verbale senza consentire successivamente la firma del NurSind, motivando la decisione con l’assenza fisica al tavolo. Una scelta che, secondo il giudice Giampiero Panico, ha prodotto un effetto lesivo concreto, svuotando l’attività sindacale e alterando la corretta rappresentazione del ruolo svolto dal sindacato.

«Per configurare una condotta antisindacale è sufficiente che l’azione datoriale produca l’effetto di limitare o svuotare l’attività sindacale. Ed è esattamente ciò che è accaduto».

Il Tribunale ha riconosciuto che quella decisione ha inciso sull’immagine del NurSind, facendolo apparire agli occhi dei lavoratori come assente o non aderente a un accordo che invece condivideva pienamente e che riguardava direttamente gli infermieri rappresentati. Da qui l’ordine di affissione del decreto, misura ripristinatoria volta a ristabilire una corretta informazione e a prevenire il ripetersi di simili comportamenti.

Per il NurSind non si tratta di un episodio isolato, ma di una dinamica già vissuta e già sanzionata.

«Dopo il 2020, il 2026 segna una seconda, netta, censura giudiziaria. Cambia la forma, non la sostanza: siamo stati ostacolati e delegittimati».

La segretaria territoriale Assunta Chiocca chiama apertamente in causa le responsabilità gestionali, sottolineando come il passaggio dall’Asl 5 alla nuova Azienda Tutela della Salute Liguria non abbia prodotto quel cambio di passo culturale e organizzativo più volte annunciato.

«È il fallimento di un modello di relazioni sindacali che continua a considerare il sindacato come un ostacolo anziché come un interlocutore. La libertà sindacale non è un fastidio organizzativo: è un diritto».

Una presa di posizione netta, che rafforza il ruolo del NurSind come presidio di legalità, rappresentanza e tutela concreta degli infermieri, anche quando questo significa ricorrere alle aule di giustizia per ristabilire regole e rispetto.

Questa sentenza non è solo una vittoria giudiziaria. È un messaggio chiaro a tutto il sistema sanitario pubblico: le relazioni sindacali non possono essere gestite con superficialità, né piegate a logiche di esclusione. Il rispetto passa dai fatti, non dagli annunci.