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Smettere di fumare in Italia: una svolta storica contro le multinazionali del tabacco

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 13/04/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

Il fumo uccide in Italia oltre 93.000 persone l'anno e genera costi diretti e indiretti stimati in più di 26 miliardi di euro. Eppure, fino a pochissimi giorni fa, chi voleva smettere di fumare doveva farlo quasi da solo, spesso senza un sostegno farmacologico davvero accessibile. Qualcosa però sta cambiando, e in modo significativo: da fine marzo 2026 il Servizio Sanitario Nazionale rimborsa integralmente un farmaco a base di citisina, aprendo una nuova stagione nella lotta al tabagismo.

 

Cos'è la citisina e da dove viene

La citisina è un principio attivo estratto dal Cytisus laburnum, una pianta nota come maggiociondolo, abbastanza comune in Italia e con fiori gialli simili al glicine. La prima pillola a base di citisina fu prodotta nel 1964 in Bulgaria e da allora il trattamento si è diffuso molto nei paesi dell'Europa dell'est, mentre ci è voluto più tempo perché venisse commercializzato nei paesi occidentali. Nel 2024 l'Organizzazione Mondiale della Sanità l'ha inserita nella lista dei farmaci essenziali per combattere la dipendenza dal fumo.

In Italia era già disponibile come preparazione galenica ma senza alcuna copertura pubblica. Oggi cambia tutto: il farmaco, commercializzato con il nome Recigar e prodotto dall'azienda polacca Adamed, è il primo per smettere di fumare a essere incluso nel prontuario terapeutico del SSN in Italia.

 

Come funziona nel cervello

Il meccanismo d'azione è elegante e preciso. La nicotina si lega ai recettori nicotinici dell'acetilcolina nel nucleo accumbens, l'area cerebrale del sistema di ricompensa, stimolando il rilascio di dopamina, che produce la gratificazione associata alla sigaretta. La citisina agisce come agonista parziale degli stessi recettori: si lega ad essi e li attiva, ma in modo parziale e più debole rispetto alla nicotina. Questo produce due effetti simultanei: da un lato riduce i sintomi dell'astinenza, dall'altro "occupa" i recettori rendendo la sigaretta molto meno soddisfacente. Gli studi parlano di tassi di cessazione che variano tra il 40 e il 60%, un risultato ben superiore al solo tentativo di volontà, con il quale smette definitivamente appena un fumatore su dieci.

 

Il protocollo terapeutico

La citisina viene somministrata per via orale secondo un protocollo standard di 25 giorni, con una riduzione progressiva della posologia, sviluppato per attenuare i sintomi da astinenza e facilitare la cessazione. La cessazione completa dovrebbe avvenire entro il quinto giorno dall'inizio del trattamento. Se non si riesce a smettere entro il quinto giorno, il trattamento va immediatamente interrotto e si può riprovare dopo 2-3 mesi. In più della metà dei casi è previsto un secondo ciclo terapeutico, che non è un fallimento ma parte del piano per affrontare una condizione cronica e recidivante. Gli effetti collaterali sono generalmente lievi e transitori: nausea, disturbi del sonno, cefalea nelle prime fasi.

 

Il ruolo del centro antifumo

Il farmaco non si ottiene semplicemente in farmacia chiedendolo al banco. L'unico requisito per accedere al rimborso è essersi rivolti a un centro antifumo e portare avanti, parallelamente al trattamento farmacologico, anche un percorso psicologico e comportamentale. In Italia esistono 110 centri antifumo, strutture specializzate dove équipe multidisciplinari affiancano il paziente con counseling e terapia comportamentale, trasformando la semplice prescrizione in un percorso di cura integrato. Il farmaco è rimborsato per i pazienti tra 18 e 65 anni; fuori da questa fascia o senza il percorso strutturato, il costo del ciclo da 25 giorni è di 90 euro.

Un punto di forza importante riguarda i pazienti più fragili: l'assenza di comprovate interazioni farmacologiche note rende la citisina particolarmente raccomandabile nei pazienti affetti da patologie croniche e in terapia polifarmacologica. Cardiopatici, oncologici, diabetici, proprio coloro per i quali smettere di fumare avrebbe l'impatto maggiore sulla sopravvivenza, possono assumerla senza le preoccupazioni che accompagnavano altri farmaci analoghi.

 

Cinque euro in più a pacco: la pressione dal basso

 

Mentre arriva il farmaco gratuito, dall'altra parte cresce una pressione civica che mira a rendere le sigarette economicamente insostenibili. Dal 23 gennaio 2026 è partita una campagna di raccolta firme per una proposta di legge di iniziativa popolare promossa da AIOM, AIRC, Fondazione AIOM e Fondazione Veronesi, con l'obiettivo di aumentare di 5 euro il prezzo di tutti i prodotti da fumo, compresi sigarette elettroniche e tabacco riscaldato. A circa due mesi dal lancio, sono già state raccolte 35.000 firme, pari al 70% delle 50.000 necessarie per portare la proposta in Parlamento.

I numeri dietro la proposta sono significativi: si stima che un aumento di 5 euro possa favorire una diminuzione del 37% del consumo, determinando un ricavo aggiuntivo di circa 14 miliardi di euro. L'esperienza francese parla chiaro: tra il 2017 e il 2025, con il prezzo medio delle sigarette salito da 7 a 13 euro, la quota di fumatori adulti è scesa dal 27% al 18%. In Italia un pacchetto costa ancora tra i 5 e i 6 euro, tra i prezzi più bassi d'Europa.

 

Un colpo a tenaglia alle multinazionali del tabacco

Mettendo insieme questi due fatti, il quadro che emerge è quello di una strategia che stringe le multinazionali del tabacco da due direzioni opposte. Da un lato, un farmaco efficace, sicuro e gratuito abbassa drasticamente la barriera per smettere: non più solo forza di volontà, ma un supporto scientifico accessibile a tutti attraverso il SSN. Dall'altro, l'eventuale aumento del prezzo colpirebbe direttamente il principale leva del mercato tabacchiero: la convenienza economica, specialmente determinante tra i giovani e le persone con redditi più bassi.

Per decenni le grandi compagnie del tabacco hanno potuto contare su un doppio vantaggio: trattamenti per smettere costosi e prezzi delle sigarette tra i più bassi del continente. Se entrambe queste misure si concretizzassero, quel vantaggio si ridurrebbe sensibilmente. Non è una rivoluzione immediata, i 110 centri antifumo raggiungono oggi solo una piccola frazione dei 12,5 milioni di fumatori italiani, e la legge sui prezzi deve ancora percorrere un lungo iter parlamentare ma la direzione è tracciata.

 

ph credit osservatoriocpi.unicatt.it