80 euro ai medici e 50 agli infermieri: la Corte dà ragione ai sanitari dei centri vaccinali Covid
Importante pronuncia della Corte d’Appello di Napoli in favore di medici e infermieri impegnati durante la campagna vaccinale Covid-19. I giudici hanno riconosciuto il diritto ai compensi previsti dalla normativa emergenziale per le prestazioni aggiuntive svolte nel periodo pandemico, condannando l’ASL Napoli 2 Nord al pagamento degli importi non corrisposti.
La vicenda riguarda numerosi professionisti sanitari che, durante la fase più critica dell’emergenza sanitaria, hanno prestato servizio nelle attività di somministrazione dei vaccini senza ricevere le indennità stabilite dalla legge: 80 euro l’ora per i medici e 50 euro l’ora per gli infermieri.
Assistiti dagli avvocati Rosita Marra e Michele Marra, i ricorrenti hanno affrontato un lungo iter giudiziario culminato con il riconoscimento delle proprie ragioni in sede di appello.
“La Corte d’Appello ha confermato un principio fondamentale”, dichiara l’avvocato Michele Marra. “Le attività svolte durante la campagna vaccinale non potevano essere considerate semplice lavoro straordinario ordinario, ma prestazioni aggiuntive espressamente previste dalla normativa emergenziale Covid”.
Secondo quanto sostenuto dall’ASL, infatti, gli importi richiesti dai sanitari non sarebbero stati dovuti, poiché le ore lavorate potevano essere retribuite come normale straordinario. Una tesi respinta dalla Corte d’Appello, che ha invece ribadito la natura eccezionale dell’attività vaccinale durante la pandemia.
Nelle motivazioni della sentenza si legge che “nel corso dell’emergenza pandemica si è reso possibile il ricorso alle prestazioni aggiuntive per fini diversi da quelli individuati dal contratto” e che “quando il sanitario dipendente del Servizio sanitario nazionale abbia prestato attività di infermiere vaccinatore non potrà che essere retribuito come previsto dalla norma di legge, considerato che tale attività esula dai compiti ordinari assegnati dal contratto collettivo”.
I giudici hanno inoltre escluso la possibilità di utilizzare l’istituto del lavoro straordinario previsto dal contratto collettivo, sottolineando come quelle prestazioni fossero caratterizzate da una disciplina speciale introdotta proprio per fronteggiare l’emergenza sanitaria.
“Questa sentenza rappresenta un precedente molto importante per tutti gli operatori sanitari che hanno lavorato nei centri vaccinali durante il Covid”, afferma ancora l’avvocato Michele Marra. “La Corte ha chiarito che non era possibile applicare tariffe differenti rispetto a quelle stabilite dalla legge emergenziale”.
Secondo la decisione, l’interpretazione sostenuta dall’azienda sanitaria avrebbe violato anche il principio di parità di trattamento previsto dall’articolo 45 del decreto legislativo 165 del 2001, creando disparità tra lavoratori impegnati nelle medesime attività.
Ora, spiegano i legali, resta però il problema della prescrizione. Le vaccinazioni oggetto del contenzioso sono state effettuate tra maggio 2021 e la primavera del 2022 e, per chi non ha ancora avviato alcuna iniziativa formale, il rischio è quello di perdere progressivamente il diritto ai compensi.
“Molti sanitari potrebbero vedere prescritti i propri crediti mese dopo mese”, avverte l’avvocato Michele Marra. “Per questo è fondamentale interrompere i termini con un atto stragiudiziale prima che il diritto venga definitivamente perso”.
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