Terremoto in Venezuela: infermieri in corsia per meno di un dollaro al mese
Turni interminabili, carenza di personale, reparti sovraffollati e materiali sanitari insufficienti. È questo lo scenario in cui medici e infermieri venezuelani stanno affrontando l'emergenza provocata dai due terremoti che il 24 giugno hanno colpito il Paese, mettendo definitivamente in crisi un sistema sanitario già fortemente indebolito da anni.
Nelle strutture ospedaliere pubbliche il personale sanitario denuncia di lavorare con uno stipendio base inferiore a un dollaro al mese, integrato soltanto da bonus statali in valuta locale. Una condizione che, secondo gli operatori, rende ancora più difficile garantire l'assistenza ai migliaia di feriti arrivati nei pronto soccorso dopo il sisma.
L'epicentro è stato registrato nella regione costiera di La Guaira, a pochi chilometri da Caracas, ma le conseguenze si stanno facendo sentire in tutto il Paese. Venti ospedali hanno riportato danni strutturali e almeno quattro sono stati evacuati. Le strutture della zona più colpita non riescono più ad accogliere nuovi pazienti, che vengono trasferiti negli ospedali della capitale.
Tra questi figura anche l'ospedale Miguel Pérez Carreño, dove gli operatori raccontano di aver ricevuto persone ferite trasportate su porte e tavoli improvvisati per l'assenza di ambulanze sufficienti. Molti pazienti presentano lesioni gravissime e in numerosi casi è stato necessario ricorrere ad amputazioni d'urgenza.
Infermieri in prima linea tra emergenza e carenza di risorse
Le immagini diffuse dagli stessi professionisti sanitari sui social mostrano corridoi trasformati in aree di degenza, pazienti assistiti anche nei cortili degli ospedali e lunghissime attese per accedere alle sale operatorie. Medici e infermieri hanno lanciato numerosi appelli pubblici chiedendo medicinali, dispositivi medici, materiali di consumo e presidi indispensabili per garantire l'assistenza.
Secondo le testimonianze raccolte, gran parte delle forniture oggi disponibili arriva grazie alla solidarietà di volontari, organizzazioni umanitarie e donazioni private. Tra gli aiuti già attivati figura anche un laboratorio mobile destinato a incrementare la capacità diagnostica.
Una crisi sanitaria che parte da lontano
Il terremoto ha aggravato una situazione già estremamente fragile. Da oltre dieci anni il sistema sanitario venezuelano convive con la riduzione degli investimenti pubblici, gli effetti delle sanzioni internazionali e una massiccia emigrazione di professionisti sanitari.
L'ultima Indagine nazionale sugli ospedali, pubblicata nel 2024, fotografava un quadro già allarmante: solo il 60% delle sale operatorie risultava pienamente funzionante, un ospedale su tre segnalava la mancanza di materiali per le emergenze e nel 91% delle strutture i pazienti erano costretti a procurarsi autonomamente parte dei dispositivi necessari agli interventi chirurgici. Una situazione che, secondo gli operatori, è ulteriormente peggiorata negli ultimi due anni.
Anche il finanziamento pubblico alla sanità resta insufficiente. Nel 2025 il Venezuela ha destinato al settore sanitario appena il 3,5% del bilancio nazionale, contro una media mondiale del 10% e una quota minima del 6% raccomandata dall'Organizzazione mondiale della sanità.
La fuga dei professionisti pesa sull'assistenza
La cronica carenza di infermieri e medici rappresenta oggi una delle principali criticità. La lunga crisi economica ha spinto oltre otto milioni di venezuelani a lasciare il Paese, tra cui migliaia di professionisti della salute. Anche il contributo del personale sanitario cubano, per anni fondamentale per il funzionamento degli ospedali venezuelani, si è progressivamente ridotto.
Per fronteggiare l'emergenza, il governo ha attivato una rete composta da otto ospedali pubblici e dodici cliniche private nell'area metropolitana di Caracas, mentre si attende l'arrivo di ospedali da campo e ulteriori aiuti internazionali.
Gli Stati Uniti hanno annunciato uno stanziamento di 150 milioni di dollari per sostenere la risposta umanitaria: 100 milioni saranno gestiti dall'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), mentre i restanti 50 milioni saranno destinati alle organizzazioni non governative già operative nel Paese.
Mentre proseguono le operazioni di ricerca e soccorso e il bilancio di vittime e feriti resta ancora provvisorio, negli ospedali venezuelani la vera emergenza continua a essere quella quotidiana: garantire assistenza in condizioni estreme grazie all'impegno di infermieri e operatori sanitari che, nonostante la scarsità di mezzi e risorse, continuano a rappresentare il pilastro della risposta all'emergenza.
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