Addio a Fiorenza Marchegiani: l'infermiera di "Ricomincio da tre"
Si è spenta l’attrice Fiorenza Marchegiani, volto elegante, intenso e misurato del cinema e della televisione italiana. Attiva tra teatro, grande e piccolo schermo, la sua presenza ha attraversato decenni di recitazione mantenendo sempre una spiccata classe e una naturale capacità di entrare in sintonia con il pubblico.
Tra i tanti ruoli che ne hanno segnato la carriera, ce n’è uno rimasto indelebile nell’immaginario collettivo: quello di Marta in Ricomincio da tre (1981), capolavoro d’esordio di Massimo Troisi. Nel film, Marta è una giovane donna indipendente e complessa che lavora come infermiera all’interno di un Centro di Salute Mentale in Toscana. Attraverso quella figura, il cinema di quegli anni, a poca distanza dalla rivoluzione culturale e legislativa della Legge Basaglia, restituiva uno spaccato umano profondo, privo di retorica e lontano dai soliti stereotipi.
La scomparsa dell’attrice offre così l’occasione per tornare a riflettere su una professione spesso invisibile, ma di fondamentale importanza: quella dell’infermiere in salute mentale.
Nel film di Troisi, il contesto professionale di Marta incontra la vita quotidiana, la fragilità e l’ascolto. Nella realtà di ogni giorno, il lavoro degli infermieri nei Centri di Salute Mentale, nei reparti e nelle strutture territoriali rappresenta un pilastro insostituibile. Non si tratta soltanto di somministrare terapie o gestire l’assistenza clinica; la salute mentale richiede una competenza relazionale straordinaria, fatta di empatia, pazienza, presenza costante e capacità di accogliere il disagio senza giudizio.
L’infermiere in ambito psichiatrico e territoriale si trova quotidianamente sul confine sottile tra la sofferenza dell’altro e la ricerca di un equilibrio. È una professione che chiede rigore scientifico e grande sensibilità umana, capace di costruire ponti di fiducia dove spesso c’è solo isolamento.
Ricordare Fiorenza Marchegiani attraverso la “sua” Marta significa rende omaggio non solo a una grande interprete del nostro spettacolo, ma anche a tutti quei professionisti della cura che, lontano dai riflettori, continuano ogni giorno ad accompagnare le persone nei momenti più complessi della loro vita.
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