NurSind, allarme SPDC Ivrea: infermiere aggredito, 16 giorni di prognosi
Dopo l’ennesimo episodio di violenza, il sindacato delle professioni infermieristiche denuncia criticità strutturali e organizzative e chiede un presidio fisso a tutela di operatori e pazienti
di Giuseppe Provinzano
"Un pugno, la caduta a terra, il violento impatto alla schiena e 16 giorni di prognosi. È il bilancio dell’ennesima aggressione che riporta sotto i riflettori la sicurezza all’interno del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell’ospedale di Ivrea.
A denunciare una situazione ritenuta ormai insostenibile è il NurSind, che attraverso il segretario territoriale di Torino Giuseppe Summa e il rappresentante della Segreteria Aziendale NurSind ASL TO4 Antonio De Feo chiede alla Direzione aziendale interventi immediati. Nel mirino non c’è soltanto il singolo episodio: il sindacato pone una questione più ampia, che riguarda organizzazione, strutture, gestione dei pazienti ad alta complessità e protezione concreta di infermieri, OSS e medici".
L’aggressione durante il turno: infermiere finisce in DEA
TORINO, 27/09/2026 - La violenza sarebbe esplosa durante la notte all’interno dell’SPDC dell’ospedale di Ivrea. Secondo quanto denunciato dal NurSind, un paziente con problematiche complesse avrebbe manifestato una forte aggressività, creando una situazione di pericolo per gli operatori presenti.
Un infermiere, intervenuto nel tentativo di proteggere la dottoressa in servizio, sarebbe stato raggiunto da un pugno. L’operatore è quindi caduto a terra, riportando un trauma alla schiena che ha reso necessario l’accesso al DEA.
La prognosi indicata è di 16 giorni.
Ma l’allarme, secondo il sindacato, non si sarebbe esaurito con quanto accaduto durante la notte: nuovi episodi di violenza si sarebbero verificati anche nella mattinata successiva, confermando una condizione di forte criticità all’interno del reparto.
NurSind: non può essere considerata una normale condizione di lavoro
Per il NurSind l’episodio di Ivrea non può essere archiviato come un evento isolato. La questione riguarda, più in generale, le condizioni nelle quali il personale degli SPDC è chiamato quotidianamente a svolgere il proprio lavoro, soprattutto quando deve assistere persone con elevata complessità clinica, comportamentale, sociale o giudiziaria.
Il sindacato richiama in particolare la necessità di una preventiva e adeguata valutazione del rischio e di procedure operative realmente efficaci, affinché la gestione delle situazioni più difficili non ricada esclusivamente sugli operatori presenti in reparto.
"Infermieri, OSS e medici sono professionisti della cura. Non possono essere lasciati soli davanti a situazioni ad altissimo rischio, trasformandosi di fatto nello scudo umano delle criticità del sistema",
denunciano Giuseppe Summa e Antonio De Feo del NurSind.
Sotto accusa anche spazi e organizzazione dell’SPDC
Alla complessità assistenziale si aggiungerebbero, secondo il sindacato, problemi di natura strutturale e organizzativa.
Il NurSind descrive gli spazi dell’SPDC di Ivrea come datati e non adeguati alle esigenze attuali, con ambienti che possono aumentare le occasioni di contatto e di tensione nelle situazioni più critiche.
A pesare sarebbe inoltre la pressione determinata dai trasferimenti provenienti da Chivasso, dove il reparto risulta chiuso per lavori. Una condizione che, secondo la rappresentanza sindacale, contribuisce ulteriormente a mettere sotto stress l’organizzazione di Ivrea.
Il nodo dei protocolli e dei rapporti con le forze dell’ordine
Un altro punto sollevato dal NurSind riguarda la risposta alle emergenze e il coordinamento con le forze dell’ordine.
Il sindacato chiede chiarezza sull’esistenza e sull’effettiva applicazione delle procedure previste per affrontare situazioni nelle quali il rischio di aggressione diventa concreto. Per Summa e De Feo, la sicurezza non può dipendere esclusivamente dalla capacità del singolo professionista di fronteggiare un episodio improvviso.
La richiesta è quella di passare da una gestione prevalentemente emergenziale a un sistema capace di prevenire il rischio prima che la violenza esploda.
NurSind chiede un presidio fisso
Dopo le segnalazioni già avanzate, il NurSind torna quindi a rivolgersi direttamente alla Direzione dell’ASL TO4 chiedendo misure immediate.
Tra le richieste avanzate c’è l’istituzione di un presidio fisso a tutela del personale e dei pazienti, insieme a interventi strutturali e organizzativi in grado di ridurre concretamente l’esposizione degli operatori alle aggressioni.
"Non aspetteremo che accada l’irreparabile. La sicurezza di chi cura è un diritto non negoziabile e richiede investimenti strutturali urgenti e l’istituzione di un presidio fisso a tutela del personale e dei pazienti",
affermano Giuseppe Summa, segretario territoriale NurSind Torino, e Antonio De Feo della Segreteria Aziendale NurSind ASL TO4.
Per il sindacato, i 16 giorni di prognosi riportati dall’infermiere rappresentano dunque qualcosa di più del bilancio dell’ultima aggressione: sono un nuovo segnale d’allarme che impone, secondo il NurSind, risposte concrete prima che un futuro episodio possa avere conseguenze ancora più gravi.
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