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Punti nascita, NurSind apre il dossier Campania: ''Dove vanno a partorire le donne?''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 18/10/2026

CampaniaNurSind dal territorio

 

Da Sessa Aurunca a Piedimonte Matese, fino a Sapri, il sindacato delle professioni infermieristiche guidato in Campania da Antonio Eliseo accende i riflettori sulla riorganizzazione della rete materno-infantile.

Sotto esame sicurezza, distanze, consultori, personale sanitario e costi del privato accreditato. Chiesti dati e documenti alle istituzioni.


di Giuseppe Provinzano

"Un punto nascita può scomparire dalla programmazione sanitaria, ma non può scomparire il bisogno di assistenza delle donne che vivono in quel territorio. La gravidanza non conosce confini amministrativi, le emergenze ostetriche non aspettano i tempi della burocrazia e la sicurezza di una madre e del suo bambino non può essere misurata esclusivamente attraverso il numero dei parti effettuati in un ospedale.

È proprio su questa contraddizione che NurSind Campania decide di portare il confronto su un terreno più impegnativo: quello dei dati, delle responsabilità organizzative e delle conseguenze reali delle scelte sanitarie.

Perché quando un servizio viene ridimensionato o riorganizzato, la domanda fondamentale non è soltanto quanto costasse mantenerlo. È capire chi garantisce oggi quella stessa assistenza, dove viene erogata, con quali professionisti, a quale distanza e soprattutto con quali garanzie di sicurezza".


Il dossier NurSind: sotto osservazione la rete materno-infantile campana

CASERTA, 18/10/2026 – La riorganizzazione dei punti nascita in Campania finisce al centro di una articolata iniziativa di approfondimento promossa dalla Segreteria regionale NurSind, guidata dal segretario regionale Antonio Eliseo.

Il sindacato delle professioni infermieristiche ha predisposto un dossier tecnico, datato 17 ottobre 2026, che analizza le ricadute assistenziali e organizzative delle trasformazioni della rete materno-infantile, concentrandosi inizialmente sui territori di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese, Litorale Domizio e Alto Casertano, per poi estendere l'indagine al punto nascita dell'Ospedale dell'Immacolata di Sapri e al Golfo di Policastro.

L'obiettivo è verificare se i percorsi alternativi individuati dalla programmazione sanitaria siano effettivamente in grado di assicurare alle donne continuità assistenziale, accessibilità, tempestività degli interventi e adeguata protezione nelle emergenze ostetriche e neonatali.

Una verifica che, secondo l'impostazione del NurSind, non può limitarsi alle disposizioni amministrative o all'individuazione sulla carta di un ospedale alternativo.

Occorre dimostrare che quella soluzione funzioni concretamente per le persone che devono utilizzarla.

I numeri dei parti non raccontano tutta la realtà

Il dossier parte da un elemento particolarmente significativo. Per il 2024 vengono riportati, come valori preliminari ancora da verificare attraverso i flussi sanitari ufficiali, 162 parti a Piedimonte Matese e 172 a Sessa Aurunca, per un totale di 334.

Numeri che possono contribuire a descrivere l'attività delle singole strutture, ma che non consentono, da soli, di ricostruire il fabbisogno assistenziale delle popolazioni interessate.

Quante donne residenti in quei comuni hanno partorito altrove? Quante si sono rivolte a strutture private accreditate? Quante hanno dovuto raggiungere ospedali di altre province o regioni?

Sono interrogativi che il sindacato intende affrontare attraverso una ricostruzione dei flussi di mobilità sanitaria e dei percorsi di assistenza.

La differenza è sostanziale: un ospedale può registrare pochi parti, ma il territorio che lo circonda può continuare a esprimere una domanda di assistenza molto più ampia.

Per questo il NurSind ritiene necessario analizzare non soltanto le prestazioni erogate dalle strutture, ma anche i parti delle donne residenti, indipendentemente dal luogo in cui avvengono.

Sapri, l'indagine si allarga al Golfo di Policastro

Particolare attenzione viene dedicata alla situazione di Sapri, dove il dossier introduce un approfondimento autonomo sulla riorganizzazione del percorso nascita dell'Ospedale dell'Immacolata.

Il sindacato chiede di ricostruire i provvedimenti adottati, le valutazioni di rischio, gli eventuali percorsi sostitutivi e l'organizzazione dell'assistenza ginecologica e ostetrica nel comprensorio.

Il punto centrale riguarda la reale accessibilità dei servizi per le donne residenti nel Golfo di Policastro e nelle aree limitrofe.

La disponibilità di una struttura alternativa, infatti, non è sufficiente a dimostrare che il percorso sia sicuro e concretamente utilizzabile.

Occorre considerare i tempi effettivi di percorrenza, le condizioni della viabilità, l'organizzazione dei soccorsi, le risorse professionali disponibili e la capacità di intervenire tempestivamente in caso di complicanze.

Per il NurSind, la sicurezza deve essere valutata sull'intero percorso assistenziale, non soltanto all'interno dell'ospedale in cui avviene il parto.

Il dossier prevede inoltre che le situazioni del Casertano e di Sapri siano analizzate separatamente, utilizzando indicatori confrontabili senza confondere bacini territoriali e popolazioni differenti.

Consultori e ostetriche: il territorio non può restare scoperto

Un altro capitolo centrale dell'iniziativa riguarda la tenuta della rete consultoriale.

Il NurSind intende verificare quali consultori siano effettivamente operativi, con quali orari, quali prestazioni eroghino e soprattutto con quale dotazione di personale ostetrico, ginecologico e sanitario.

La continuità assistenziale durante la gravidanza non si esaurisce nel momento del parto.

Comprende controlli periodici, ecografie, monitoraggio delle gravidanze fisiologiche e a rischio, educazione sanitaria, assistenza nel puerperio e sostegno alla maternità.

Ridurre la prossimità dei servizi senza potenziare le strutture territoriali rischia di rendere più difficile l'accesso alle cure, soprattutto per le donne che vivono nei piccoli comuni e nelle aree montane.

Particolare rilievo assume anche la situazione del Litorale Domizio e di Castel Volturno, dove la presenza di donne migranti e di persone in condizioni di vulnerabilità richiede percorsi assistenziali accessibili, strumenti di mediazione culturale e adeguati sistemi di presa in carico.

Il sindacato chiede di verificare la continuità delle attività ambulatoriali precedentemente utilizzate dalle pazienti dell'area, evitando di considerare automaticamente cessati servizi diversi dal punto nascita.

Pubblico e privato: chi assorbe la domanda e quanto costa?

È uno dei passaggi politicamente e organizzativamente più rilevanti dell'intera iniziativa.

NurSind Campania vuole conoscere quanta parte dell'assistenza ostetrica venga oggi garantita dal sistema pubblico e quanta dal privato accreditato, con particolare riferimento alle donne residenti nei territori interessati dalla riorganizzazione.

L'analisi riguarda il numero dei parti, la tipologia delle prestazioni, i trasferimenti, gli esiti assistenziali e le risorse economiche impiegate dal Servizio sanitario regionale.

Il sindacato intende inoltre ricostruire le eventuali variazioni della spesa per prestazioni acquistate, trasporti sanitari e servizi sostitutivi.

Si tratta di una questione decisiva anche per valutare la sostenibilità economica delle scelte compiute.

Un eventuale risparmio nella gestione di una struttura pubblica non può essere considerato automaticamente un risparmio complessivo per il sistema sanitario, se non vengono analizzati anche i costi delle prestazioni erogate altrove e quelli necessari per garantire la continuità assistenziale.

Il dossier precisa, tuttavia, che i dati attualmente disponibili non consentono di quantificare in modo attendibile i parti assorbiti dal privato accreditato né le relative variazioni di spesa.

Non vengono quindi formulate accuse o conclusioni anticipate: l'obiettivo dichiarato è ottenere informazioni ufficiali e verificabili.

Le richieste alla Regione, all'ASL Salerno e a So.Re.Sa.

L'approfondimento su Sapri è accompagnato da tre distinte istanze di accesso documentale e civico generalizzato, datate 17 ottobre 2026 e indirizzate alla Regione Campania, all'ASL Salerno e a So.Re.Sa.

Alla Regione vengono richiesti gli atti di programmazione, i provvedimenti riguardanti il punto nascita, le valutazioni sulla sicurezza e i dati relativi ai flussi delle partorienti.

All'ASL Salerno il sindacato chiede informazioni sull'organizzazione dei servizi, sul personale effettivamente disponibile, sulle attività consultoriali e ambulatoriali e sui protocolli per le emergenze ostetriche e neonatali.

A So.Re.Sa. vengono richiesti, per quanto di competenza, i dati economici e contrattuali riguardanti le prestazioni acquistate dal privato accreditato, i relativi volumi e le remunerazioni sostenute dal sistema sanitario.

L'arco temporale dell'indagine comprende gli anni dal 2021 al 2025, con aggiornamento ai dati disponibili del 2026.

Le richieste sono formulate nel rispetto delle disposizioni sull'accesso agli atti e sulla tutela dei dati personali, prevedendo informazioni aggregate o anonimizzate.

La proposta NurSind: una maternità realmente di prossimità

L'iniziativa sindacale non si limita all'analisi delle criticità.

Nel dossier viene delineata un'ipotesi progettuale denominata “Maternità di Prossimità”, fondata sul rafforzamento della rete territoriale e sull'integrazione tra consultori, specialistica, ospedali e sistema dell'emergenza.

Per il Litorale Domizio si prospetta un potenziamento dell'accesso consultoriale, con particolare attenzione alla mediazione culturale e alle donne in condizioni di fragilità.

Per Sessa Aurunca viene proposta la salvaguardia e il rafforzamento delle attività ginecologiche e ostetriche compatibili con l'assetto autorizzato.

Nell'area del Matese si ipotizzano figure ostetriche di riferimento, strumenti di teleconsulto e percorsi di presa in carico dedicati alle comunità montane.

Capua viene individuata come possibile punto di raccordo con la rete specialistica e i percorsi di trasferimento.

Tra gli elementi da approfondire figurano inoltre l'assistenza domiciliare nel puerperio, il collegamento continuativo con il sistema dell'emergenza, l'eventuale ospitalità protetta per le gestanti più distanti dalle strutture e il monitoraggio periodico degli esiti assistenziali.

L'attuazione dovrebbe procedere attraverso una prima ricognizione dei dati, la definizione di protocolli condivisi e una successiva fase di sperimentazione e verifica.

Il messaggio politico-sindacale: la sicurezza non si misura soltanto con i numeri

Dalla documentazione emerge una posizione precisa della Segreteria regionale NurSind Campania: le scelte sulla rete materno-infantile devono essere valutate considerando contemporaneamente sicurezza clinica, accessibilità territoriale, continuità assistenziale e sostenibilità economica.

Il principio che attraversa il dossier può essere sintetizzato così:

«Non basta individuare un punto nascita alternativo sulla carta. Occorre verificare se le donne possano raggiungerlo in sicurezza, quali servizi restino disponibili nei territori e con quali risorse professionali venga garantita l'assistenza».

Il sindacato pone quindi una questione che va oltre la singola struttura ospedaliera: la riorganizzazione non può essere considerata completa finché non siano verificati gli effetti concreti sulle persone assistite e sui professionisti chiamati a garantire i nuovi percorsi.

Per le aree periferiche, montane e costiere della Campania, questo significa confrontarsi con distanze, tempi di intervento, disponibilità di personale e condizioni sociali che possono incidere profondamente sull'accesso alle cure.

Una verifica che chiama in causa la programmazione sanitaria regionale

Il dossier predisposto dal NurSind rappresenta l'avvio di un percorso istruttorio, non una valutazione definitiva degli effetti della riorganizzazione.

Saranno i dati richiesti alle istituzioni a consentire di misurare con maggiore precisione le conseguenze delle scelte compiute e l'eventuale necessità di ulteriori interventi.

Ma l'iniziativa introduce già un elemento di rilievo nel dibattito sulla sanità campana: spostare l'attenzione dal numero dei punti nascita alla qualità e alla sicurezza dell'intera rete di assistenza alla maternità.

Perché dietro ogni indicatore ci sono donne, famiglie, professionisti sanitari e comunità che chiedono servizi concretamente accessibili.

E il diritto a partorire in sicurezza non dovrebbe dipendere dal codice postale.

La