ADI tra criticità e proposte: il futuro dell’assistenza domiciliare dopo il PNRR
Roma, 1° aprile 2025 – L’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) è al centro del dibattito sulla riforma del sistema sanitario territoriale, tra risultati raggiunti e nuove sfide da affrontare. Se da un lato il PNRR ha permesso di aumentare il numero di anziani assistiti a casa, dall’altro permangono criticità legate all’accreditamento, alla carenza di personale e alla necessità di finanziamenti strutturali. Di questo si è discusso oggi nell’evento “Fact Checking Riforma Assistenza Territoriale: Focus ADI”, organizzato da Salutequità, che ha riunito esperti e stakeholder per tracciare un bilancio e avanzare proposte concrete.
PNRR e ADI: risultati e ritardi
I dati presentati durante l’incontro mostrano un quadro a luci e ombre. In linea con gli obiettivi del PNRR, la maggior parte delle regioni ha incrementato il numero di pazienti anziani assistiti a domicilio. Tuttavia, l’accreditamento dei servizi ADI procede a rilento: solo Lazio, Sicilia e Campania hanno completato le procedure, mentre altrove persistono intoppi burocratici.
Un altro nodo cruciale è la mancanza di personale, in particolare infermieri, che oggi coprono il 67% dell’assistenza domiciliare. “Dobbiamo superare la carenza di professionisti specializzati e investire nella tecnologia, con strumenti digitali realmente accessibili”, ha sottolineato Tonino Aceti, presidente di Salutequità. “Ma soprattutto, serve un aumento strutturale del Fondo Sanitario Nazionale, perché le risorse temporanee del PNRR non basteranno a evitare il collasso delle cure domiciliari”.
La voce degli infermieri: “Servono dati trasparenti”
Tra i partecipanti all’evento anche la FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche), rappresentata dal vicepresidente Maurizio Zega. “Come ente sussidiario dello Stato, abbiamo il dovere di proporre soluzioni agli scenari epidemiologici emergenti”, ha dichiarato. “Ma per farlo servono flussi informativi chiari e trasparenti: ciò che non si misura non può essere migliorato”.
Zega ha ricordato il ruolo dei centri di ricerca infermieristica CECRI e CERSI, fondamentali per produrre dati utili a sostenere le richieste della categoria a livello istituzionale. “Solo con una base scientifica solida possiamo garantire un’ADI efficace ed equa”, ha aggiunto.
Verso una Transitional Healthcare sostenibile
Al centro del dibattito anche il concetto di Transitional Healthcare, ovvero la necessità di garantire una transizione ordinata verso un modello di assistenza domiciliare stabile, una volta esauriti i fondi del PNRR. Le proposte emerse includono:
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Semplificazione delle procedure di accreditamento per velocizzare l’attivazione dei servizi;
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Piano di reclutamento e formazione per infermieri e operatori socio-sanitari;
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Investimenti in telemedicina e digitalizzazione, per ottimizzare le risorse esistenti;
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Finanziamento strutturale dell’ADI nel FSN, evitando dipendenze da fondi temporanei.
Conclusioni: una sfida per il sistema sanitario
L’evento ha confermato che l’ADI è una priorità irrinunciabile per il futuro del welfare italiano, ma serviranno scelte coraggiose per renderla sostenibile. “La casa deve essere il primo luogo di cura”, ha concluso Aceti, “ma senza interventi immediati, rischiamo di vanificare i progressi fatti”. La palla passa ora alle istituzioni, chiamate a tradurre le analisi in azioni concrete.
[Fonte: elaborazione su dati Salutequità e interventi evento 1/04/2025]