Non solo esecutori: la battaglia degli infermieri francesi per il riconoscimento clinico
La riforma della professione infermieristica in Francia è entrata nella sua fase decisiva. Dopo la legge approvata nel giugno scorso, che ha ridefinito i principi generali del mestiere, e il decreto di dicembre che ne ha tracciato l’architettura, l’attenzione si concentra ora sul progetto di decreto sugli “atti e le cure infermieristiche”, elaborato dalla Direction générale de l’offre de soins. Un testo tecnico, ma cruciale, perché stabilisce in modo operativo cosa può fare un infermiere, con quale autonomia e con quali responsabilità.
Al tavolo della concertazione siedono le istituzioni e i rappresentanti della professione: l’Ordine nazionale degli infermieri, il Consiglio nazionale professionale infermieristico (CNPI) e le organizzazioni sindacali. Tra queste, il Syndicat national des professionnels infirmiers (SNPI), che in un comunicato pubblicato il 12 gennaio riconosce i progressi del testo, ma segnala anche alcune criticità ancora irrisolte.
«Siamo alle ultime precisazioni», spiega Thierry Amouroux, portavoce del sindacato. Ed è proprio su queste “ultime precisazioni” che si gioca una parte importante dell’equilibrio futuro della professione.
Il ruolo proprio delegabile, una linea ancora poco chiara
Uno dei punti più sensibili riguarda la definizione del cosiddetto “ruolo proprio delegabile”. Nella seconda versione del progetto, la DGOS riconosce esplicitamente l’autonomia clinica degli infermieri in numerose situazioni. Allo stesso tempo, però, mantiene una formulazione che consente una delega ampia di attività di sorveglianza clinica, potenzialmente affidabili sia agli operatori socio-sanitari sia agli accompagnatori educativi e sociali (AES).
Per il SNPI si tratta di una confusione di fondo. Il sindacato ricorda che gli operatori socio-sanitari operano nel campo sanitario, in supporto diretto alle cure, mentre gli AES appartengono al settore sociale, con un ruolo centrato sull’accompagnamento della vita quotidiana. Affidare a queste figure attività di sorveglianza clinica complessa viene considerato incoerente, sia dal punto di vista clinico sia da quello giuridico.
Nel testo trasmesso alla DGOS, il sindacato chiede una distinzione esplicita: da un lato un ruolo delegabile limitato agli atti della vita quotidiana e all’osservazione semplice, dall’altro un ruolo esclusivo infermieristico che comprenda la sorveglianza clinica, l’analisi dei segnali di allerta e le decisioni assistenziali. Una chiarificazione che, secondo il SNPI, servirebbe a tutelare i pazienti, a mettere al riparo gli infermieri da responsabilità ambigue e a evitare che gli AES vengano collocati fuori dal loro perimetro legale.
Consultazione infermieristica, autonomia ancora incompleta
Il secondo grande tema è quello della consultazione infermieristica. Anche qui, il sindacato riconosce un passo avanti: il progetto cita esplicitamente la consultazione, l’esame clinico, il triage e l’orientamento. Ma la definizione resta, a giudizio del SNPI, insufficiente.
Nel testo attuale, la consultazione infermieristica appare come una modalità di intervento tra le altre, senza uno statuto chiaro. Una scelta che non riflette la realtà della pratica clinica, sostengono i rappresentanti della professione. Per il SNPI e il CNPI, la consultazione infermieristica è un vero e proprio modo di esercizio autonomo, fondato sul ragionamento clinico, sull’esame del paziente, sul cosiddetto “diagnostico infermieristico” e sulla costruzione condivisa del percorso di cura.
«Non è un atto isolato», sottolinea Amouroux nel comunicato. «È un esercizio clinico strutturante, che comporta una responsabilità propria e rappresenta una leva fondamentale per l’accesso diretto alle cure». Da qui la richiesta di un riconoscimento più esplicito nel decreto, che renda la consultazione infermieristica identificabile per i pazienti, integrata nelle organizzazioni sanitarie e giuridicamente sicura per i professionisti.
Una riforma ancora in costruzione
Sul fondo, il dibattito riflette una questione più ampia: il ruolo che gli infermieri sono chiamati a svolgere nel sistema sanitario francese, in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione, dall’aumento delle patologie croniche, dalla pressione sulla salute mentale e dalla carenza di medici in molti territori.
«Gli infermieri non sono semplici esecutori», insiste il SNPI. «Ogni atto di cura implica analisi e ragionamento clinico». Un messaggio che il sindacato chiede di vedere tradotto in modo più chiaro anche nei testi normativi.
In attesa della versione definitiva del decreto sugli atti e le cure, resta aperto anche un altro fronte: quello della prescrizione infermieristica, per il quale la concertazione non è ancora iniziata. Un segnale che la riforma, pur avanzata, non è ancora arrivata al suo approdo finale.
da: syndicat-infirmier.com
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