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Dipendenti pubblici, la Consulta: il TFS va pagato subito, stop alla rateizzazione

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 06/03/2026

La SentenzaLeggi e sentenze

 

La Corte Costituzionale statuisce un punto fermo sulla questione del pagamento del Trattamento di Fine Servizio (TFS) dei dipendenti pubblici. Con l’ordinanza n. 25/2026 di oggi 05 marzo 2026, la Corte ha deciso di concedere un anno di tempo al legislatore per intervenire sulla normativa che disciplina il sistema di differimento e rateizzazione nel pubblico impiego, fissando una nuova udienza per il 14 gennaio 2027.

Nel pronunciarsi, la Consulta ha ribadito con chiarezza che il pagamento differito e rateale del TFS rimane incompatibile con il principio costituzionale della giusta retribuzione sancito dall’articolo 36 della Costituzione e deve essere eliminato.

Allo stesso tempo, la Corte ha ritenuto che una immediata caducazione delle norme contestate avrebbe comportato l’eliminazione retroattiva di ogni dilazione, con la conseguente immediata esigibilità di tutti i trattamenti maturati – anche quelli già in corso di pagamento – determinando un temporaneo ma significativo impatto sulle finanze pubbliche in termini di fabbisogno di cassa.

Per questo motivo, i giudici costituzionali hanno rimesso al legislatore la definizione della gradualità dell’intervento, che dovrà essere orientato – come indicato nella stessa decisione – alla eliminazione di entrambi i meccanismi dilatorioggi previsti per il pagamento del TFS.

In sostanza, la Corte ha chiarito che la gradualità potrà riguardare la gestione nel tempo dell’impatto sui conti pubblici, ma non mette in discussione la necessità di ristabilire la fisiologica tempistica dei pagamenti delle liquidazioni dei dipendenti pubblici.

Nel corso del giudizio sono state inoltre respinte tutte le eccezioni preliminari sollevate dall’INPS, consentendo alla Corte di entrare nel merito della questione.

Per l’Avvocato Pietro Frisani, patrocinatore dei ricorrenti che hanno sostenuto e portato la questione fino alla Consulta:
«La decisione della Corte, respingendo in toto tutte le eccezioni sollevate dall’INPS e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, indica chiaramente la direzione: entro un orizzonte temporale definito e ragionevole, il Trattamento di Fine Servizio dovrà essere corrisposto in un'unica soluzione. È una vittoria storica per tutto il comparto del pubblico impiego che adesso ha la certezza che nel prossimo futuro il pagamento del TFS verrà corrisposto in analogia a quello dei lavoratori privati, senza alcuna dilazione ed in prossimità della cessazione del rapporto di lavoro

«Nel corso della udienza davanti alla Corte sono stati evocati numeri molto elevati sul presunto impatto per le casse dello Stato. Ma il TFS non è una nuova spesa pubblica», osserva Frisani. «Si tratta di somme già maturate dai lavoratori negli anni di servizio e che lo Stato è tenuto semplicemente a corrispondere».

Dello stesso avviso la Corte Costituzionale, che ha ritenuto il problema superabile “distribuendo su più esercizi l’effetto di cassa correlato alla rimozione del differimento e della rateizzazione”.

La decisione della Corte apre ora una finestra di intervento per il Parlamento, obbligato ad eliminare i meccanismi dilatori oggi previsti e ristabilire una tempistica fisiologica nei pagamenti delle liquidazioni del pubblico impiego, anche programmando nel tempo l’impatto finanziario della riforma.

«Il legislatore ha ora meno di un anno per intervenire. La Corte ha fissato il rinvio al 14 gennaio 2027, prima udienza utile successiva alla promulgazione della futura legge di bilancio, a testimonianza ulteriore dell’attenzione riservata dalla Corte alla questione. Ovviamente in quel giorno saremo in aula per continuare a difendere i diritti dei dipendenti pubblici», conclude l’avv. Pietro Frisani.