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Liste d’attesa e rinuncia alle cure: il NurSind rilancia la riforma del sistema sanitario

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 08/04/2026

CampaniaNurSind dal territorio

Dalla Campania l’allarme del sindacato delle professioni infermieristiche: tempi troppo lunghi per visite ed esami, sempre più cittadini rinunciano a curarsi. Eliseo: serve rivedere il convenzionamento e rafforzare il personale del Servizio sanitario pubblico.

di Giuseppe Provinzano

Il tema delle liste d’attesa continua a rappresentare una delle principali criticità del Servizio sanitario nazionale. In molte regioni italiane, infatti, l’accesso a visite specialistiche ed esami diagnostici è diventato un percorso a ostacoli, con tempi incompatibili con i bisogni di salute dei cittadini. A lanciare un nuovo allarme è il NurSind, che richiama l’attenzione sulla crescente rinuncia alle cure e sulla necessità di rivedere profondamente l’organizzazione dell’offerta sanitaria.


Napoli, 08/04/2026. Il problema delle liste d’attesa torna al centro del dibattito sanitario. A denunciarne con forza le conseguenze è il NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche, che richiama l’attenzione su una situazione ormai diventata insostenibile per molti cittadini.

In Campania, come in altre realtà del Paese, i tempi necessari per accedere a visite specialistiche ed esami diagnostici stanno raggiungendo livelli che rischiano di compromettere il diritto alla salute. Non si tratta soltanto di una questione organizzativa, ma di un fenomeno che incide direttamente sulla possibilità delle persone di curarsi.

A evidenziarlo è Antonio Eliseo, segretario regionale del NurSind in Campania, intervenuto nel dibattito pubblico dopo la denuncia sulle rinunce alle cure da parte dei cittadini.

"Per il NurSind la riduzione dei tempi delle liste di attesa resta una priorità assoluta", afferma Eliseo. "Oggi l’attesa per visite specialistiche e diagnostica ha raggiunto tempi lunghissimi e questo sta producendo effetti gravissimi: sempre più persone rinunciano alle cure oppure sono costrette a cercare assistenza fuori regione".

Il fenomeno della mobilità sanitaria e della rinuncia alle prestazioni rappresenta infatti uno dei segnali più evidenti delle difficoltà del sistema. Chi può permetterselo si rivolge al privato o si sposta verso altre regioni; chi non ha alternative, spesso finisce per posticipare o abbandonare del tutto il percorso di cura.

Secondo il NurSind, la risposta non può limitarsi a interventi temporanei o a misure emergenziali. Serve invece una revisione strutturale dell’organizzazione del sistema sanitario regionale, a partire dal rapporto tra pubblico e privato accreditato.

"Il Servizio sanitario pubblico deve tornare a svolgere un ruolo centrale", sottolinea Eliseo. "Per raggiungere questo obiettivo è necessario rivedere il sistema del convenzionamento e ripensare la programmazione sanitaria, partendo dalla revisione dei piani triennali del fabbisogno di personale".

Per il sindacato, il nodo centrale resta infatti quello della carenza cronica di professionisti sanitari, che continua a pesare sull’efficienza delle strutture ospedaliere e territoriali.

"Solo attraverso un reale incremento del personale le aziende sanitarie potranno uscire dalla spirale delle assunzioni temporanee di pochi mesi", evidenzia il NurSind. "Soluzioni tampone che non affrontano il problema alla radice e che finiscono per lasciare i servizi in una condizione di precarietà organizzativa permanente".

Il messaggio del sindacato è chiaro: senza un investimento serio sul personale e senza una revisione delle modalità di integrazione con il sistema convenzionato, il rischio è quello di assistere a un progressivo indebolimento del servizio pubblico, con conseguenze dirette sui cittadini più fragili.

E mentre le liste d’attesa continuano ad allungarsi, il NurSind chiede che il tema torni con urgenza al centro dell’agenda politica sanitaria.