Italiani critici verso la sanità, ma medici e infermieri restano apprezzati
Gli italiani sono i cittadini europei più critici verso la propria sanità pubblica. È questo il dato più eclatante che emerge dall'indagine inedita realizzata da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore del Lunedì, che ha coinvolto un campione rappresentativo della popolazione di Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito, con oltre mille intervistati per ciascun Paese.
Un sistema sotto la sufficienza
Il giudizio complessivo sul Servizio Sanitario Nazionale è positivo soltanto per il 47% degli italiani, la quota più bassa tra tutti i Paesi analizzati. Un dato che si staglia in maniera netta rispetto agli altri: la soddisfazione è pari al 79% in Spagna, al 73% in Francia, al 68% in Germania e al 77% nel Regno Unito. In sostanza, più di un italiano su due promuove il proprio sistema sanitario, ma con percentuali che non reggono il confronto con nessuno dei vicini europei.
Il 53% degli italiani si dichiara insoddisfatto, una quota senza paragoni nel panorama continentale considerato, dove la stessa percentuale non supera mai il 30%.
Il nodo irrisolto delle liste d'attesa
Il tema centrale e più dolente rimane quello delle liste d'attesa. Il 33% degli italiani dichiara di aver atteso oltre tre mesi per un esame diagnostico, contro il 18% degli spagnoli, il 14% degli inglesi, il 12% dei francesi e appena l'11% dei tedeschi. Solo il 13% degli italiani riferisce di essere stato visitato entro una settimana.
Sul fronte delle visite specialistiche, il 62% degli italiani esprime una valutazione negativa sui tempi di attesa, un dato che non trova paragone negli altri Paesi: in Francia si ferma al 21%, in Germania al 27%, nel Regno Unito al 19%.
I servizi di diagnostica vengono bocciati dal 72% degli intervistati italiani, e i ricoveri dal 69%. Una conseguenza diretta di questo scenario è la rinuncia alle cure: il 28% degli italiani ha rinunciato a una visita specialistica proprio a causa dei tempi di attesa, un fenomeno più diffuso nel nostro Paese che nel resto d'Europa.
La percezione delle professioni sanitarie: medici e infermieri ancora apprezzati
In un quadro complessivo critico, emergono però segnali positivi e significativi riguardo alla percezione delle professioni sanitarie. Gli operatori della salute mantengono un'alta considerazione tra i cittadini:
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il 72% degli italiani esprime un giudizio positivo sulla professionalità dei medici;
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il 71% valuta positivamente la professionalità degli infermieri.
Questi dati suggeriscono che la frustrazione degli italiani è diretta principalmente verso l'organizzazione e l'accessibilità del sistema, non verso la competenza e la dedizione degli operatori sanitari che vi lavorano. La qualità delle cure, quando si riesce ad accedervi, è dunque largamente riconosciuta.
Il ruolo crescente della farmacia dei servizi
Un'altra figura professionale che esce rafforzata dal sondaggio è quella del farmacista. L'indagine registra una fiducia crescente nei farmacisti come presidio di prossimità sanitaria: il 24% degli italiani ha già prenotato visite in farmacia, il 14% vi ha effettuato un elettrocardiogramma e il 12% un holter. Dati in linea o leggermente migliori rispetto agli altri Paesi europei, che confermano come la farmacia dei servizi rappresenti una risposta concreta e apprezzata ai disagi del sistema.
Prevenzione e prospettive
Sul fronte della prevenzione, il 69% degli italiani dichiara di essere stato invitato a effettuare test o esami gratuiti dal sistema sanitario pubblico, un dato superiore a quello rilevato in Spagna, Germania e Regno Unito.
Le aspettative per il futuro, tuttavia, restano pessimistiche: il 42% degli italiani prevede un peggioramento della qualità dei servizi nei prossimi due o tre anni, una percentuale superiore a quella riscontrata negli altri Paesi europei esaminati.
Una lacuna da segnalare: ostetriche e OSS assenti dal sondaggio
Vale la pena sottolineare un limite dell'indagine: tra le professioni sanitarie sottoposte alla valutazione dei cittadini compaiono solo medici, infermieri e farmacisti. Ostetriche e operatori socio-sanitari (OSS), figure essenziali nell'assistenza quotidiana, nei percorsi nascita, nella cura degli anziani e delle persone non autosufficienti, non sono state incluse nel questionario.
Non si tratta di una lacuna trascurabile. Gli OSS rappresentano la spina dorsale dell'assistenza di base in ospedali, RSA e domicilio, mentre le ostetriche garantiscono continuità e sicurezza in uno dei momenti più delicati della vita delle famiglie. La loro assenza dai sondaggi sulla percezione delle professioni sanitarie riflette una tendenza culturale di sufficienza rispetto a categorie che invece lavorano in prima linea ogni giorno. Un'invisibilità che come per gli infermieri, si traduce anche in scarso riconoscimento economico e professionale, e che sarebbe utile cominciare a colmare a partire proprio dagli strumenti di rilevazione dell'opinione pubblica.
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