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Ostetrica, in carrozzina dopo un incidente: oggi gareggia alle Paralimpiadi

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 11/03/2026

Professione e lavoro

Giuliana Turra, ostetrica cuneese e atleta paralimpica del wheelchair curling alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, è il simbolo di una realtà più diffusa di quanto si creda: professionisti della salute che non hanno mai smesso di credere nella propria professione, nemmeno dopo l'evento che ha cambiato la loro vita.

La riabilitazione è durata nove mesi, come una gestazione, visto che sono ostetrica. Con queste parole Giuliana Turra, 46 anni, ha riassunto la svolta della propria vita a un intervistatore de il manifesto alla vigilia delle Paralimpiadi invernali di casa. Settembre 2016: un masso si stacca sul Monviso e la colpisce durante la discesa. Una vertebra si rompe, le gambe smettono di rispondere. Nella vita di Giuliana Turra, ostetrica dell'Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo, tutto cambia nel giro di pochi secondi.

Quello che non cambia — o meglio, quello che Giuliana non lascia cambiare — è il lavoro. Negli ambulatori ostetrici dell'ospedale cuneese, seduta in carrozzina, Turra continua ad accogliere le donne nei momenti più delicati della loro vita riproduttiva. I colleghi la stimano, le pazienti la cercano. Dal reparto di Ostetricia, diretto da Andrea Puppo e coordinato da Federica Ferrero, arrivano parole inequivocabili: "siamo orgogliosi di averla nella nostra squadra e facciamo tutti il tifo per lei". Parole che assumono un doppio significato nei giorni in cui quell'ostetrica, proprio lì a Cortina d'Ampezzo, gareggia sul ghiaccio del wheelchair curling per la Nazionale italiana alle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.

 

Un'identità doppia

Il Comitato Italiano Paralimpico, nella scheda biografica ufficiale, descrive il lavoro di ostetrica come "un lavoro che adora e le riempie di senso l'esistenza". Non è una formula di rito: è la sintesi di una scelta di campo compiuta nel momento più difficile. Dopo l'incidente, dopo i nove mesi di riabilitazione presso l'Unità Spinale di Torino, Turra è tornata in reparto. Non era scontato: "prima dell'incidente ero molto attiva sul lavoro, sempre in prima linea al pronto soccorso di ostetricia, in reparto, in sala operatoria — racconta — dopo l'incidente le strutture dell'ospedale non erano adeguate rispetto alla mia nuova condizione. I primi tempi sono stati duri, non sapevo se sarei riuscita a fare l'ostetrica come prima. Oggi sono molto contenta del lavoro che faccio".

È proprio durante la riabilitazione che lo sport entra nella sua vita in forma nuova. All'Unità Spinale di Torino, dove lo sport viene utilizzato in chiave inclusiva e terapeutica, Giuliana prova varie discipline: ping pong, tennis in carrozzina. "Mi sono avvicinata al curling in carrozzina quando ho conosciuto Emanuele Spelorzi" — racconta — il compagno di vita che diventa anche il suo compagno sul ghiaccio. Tesserata con la Disval Aosta, Giuliana Turra scala rapidamente le classifiche nazionali. Nel 2026 conquista il titolo italiano e porta a casa la prima vittoria italiana ai Mondiali di mixed doubles wheelchair curling a Richmond, Canada. Sul ghiaccio di Cortina, nel torneo paralimpico, ricopre il ruolo di lead: lancia le prime due stone di ogni end.

Lo sport mi ha dato la forza di mostrarmi a tutti per quella che sono, di dire a gran voce che io ci sono con tutta me stessa e con tutti i diritti sportivi e non che rivendico con determinazione. Ho dimostrato a tutti che Giuliana, anche se è in carrozzina, non si piange addosso.”

La visibilità pubblica raggiunta è emblematica. Il 25 febbraio 2026, una settimana prima dell'inizio dei Giochi, Giuliana Turra sale sul palco dell'Ariston, al Festival di Sanremo, come testimonial delle Paralimpiadi. Un'ostetrica in carrozzina rappresenta l'intero movimento paralimpico italiano davanti a milioni di spettatori. Sul ruolo sociale che lei stessa auspica per queste Paralimpiadi, Turra non ha dubbi: "mi auguro che le Paralimpiadi Milano-Cortina siano un'occasione per far sì che i disabili siano considerati come gli altri e non persone da compatire, come spesso accade. A volte la gente mi dice 'poverina', oppure se faccio qualcosa mi dicono 'come sei brava' semplicemente perché sono in carrozzina. Questo lo noto anche tra le persone che vengono in ospedale". Un'osservazione diretta sul campo, quella di chi opera ogni giorno a contatto con la disabilità da entrambi i lati della barricata.

 

Non solo Turra

Nel panorama del paralimpismo italiano, la combinazione tra formazione scientifica o sanitaria di alto livello e carriera agonistica è tutt'altro che infrequente.

Fuori dalle nevi paralimpiche c'è Giulia Aringhieri, 37 anni, livornese, schiacciatrice e punto fermo della Nazionale di Sitting Volley. Aringhieri è laureata in Scienze Infermieristiche e lavora come infermiera in un centro di Medicina dello Sport. Una scelta professionale che non è casuale: a 21 anni le viene diagnosticata la sclerosi multipla mentre gioca a pallavolo a livello agonistico. Per anni nasconde la diagnosi alle compagne di squadra, per paura di essere giudicata più per la malattia che per il proprio valore sportivo. Poi la svolta attraverso l'AISM, l'associazione italiana che le cambia prospettiva e l'approdo al sitting volley, dove l'Italia non esisteva nemmeno come squadra fino al 2015.

Con la Nazionale conquista sei titoli italiani consecutivi, argento e oro europei, e conduce le azzurre alla prima storica qualificazione paralimpica a Tokyo 2020, poi a Parigi 2024. In mezzo a tutto questo, il lavoro in corsia. "Noi siamo tutti atleti lavoratori — ha dichiarato in un'intervista alla vigilia di Parigi — io sono infermiera e lavoro in un centro di Medicina dello sport. Bisogna lavorare sempre di più per arrivare a una parità, a una situazione in cui non si parla più di atleta olimpico e paralimpico". Una dichiarazione che tocca anche il nodo dei permessi lavorativi, risolto solo nel 2024: fino ad allora, un'infermiera che voleva andare in ritiro con la Nazionale doveva arrangiarsi con ferie e recuperi. "Per lavoro mi occupo ogni giorno di sanità. Per passione, di sport", ha detto in un'altra occasione, sintesi perfetta di una vita condotta su due binari paralleli, tenuti insieme da una determinazione costruita dentro le corsie di un reparto tanto quanto in campo.

Un caso emblematico al di fuori delle discipline invernali è quello di Loris Stradi, atleta di punta della Nazionale Paralimpica di Golf, che ha costruito un profilo in cui le competenze professionali in ambito sanitario e l'impegno sportivo si intrecciano in modo virtuoso. Grazie a un programma avviato dalla Medicina dello Sport dell'Azienda Usl di Modena, Stradi gestisce uno sportello di accoglienza per orientare persone con disabilità e le loro famiglie verso l'attività sportiva adatta a loro. "Ho vissuto la difficoltà a trovare consigli utili — racconta — ora voglio aiutare gli altri affinché la situazione non si ripeta". Un lavoro di cerniera tra sistema sanitario e mondo paralimpico che, a febbraio 2026, lo ha portato a partecipare a Verona al convegno "Paralimpiadi 2026: il fisioterapista al fianco degli atleti", organizzato dall'Ordine dei Fisioterapisti del Veneto Settentrionale.

Proprio quel convegno ha segnalato il crescente riconoscimento istituzionale di questo intreccio. La presidente dell'Ordine dei Fisioterapisti del Veneto Settentrionale, Laura Melotti, ha sottolineato come "noi fisioterapisti accompagniamo ogni persona con disabilità attraverso un percorso di prevenzione, cura e riabilitazione, per fare dello sport uno strumento di salute, performance e qualità di vita". Non si tratta più solo di riabilitazione post-trauma: il fisioterapista diventa figura strategica della performance paralimpica.

 

Oltre i confini: l'infermiera americana

Il fenomeno non si ferma ai confini italiani. Tra gli atleti stranieri in gara a Milano-Cortina 2026, spicca la storia di Kelsey O'Driscoll, 32 anni, di Glens Falls, nello stato di New York. O'Driscoll è infermiera registrata presso l'Albany Medical Center e allo stesso tempo è una delle atlete di punta del Team USA nello sci alpino paralimpico. Alle Paralimpiadi di Milano-Cortina gareggia in tutte e cinque le prove: discesa libera, super G, combinata, gigante e slalom. Ha iniziato a sciare a due anni, si è laureata in scienze infermieristiche alla SUNY Adirondack nel 2019 e ha proseguito entrambe le carriere in parallelo. La sua alma mater, all'annuncio della partecipazione ai Giochi, ha condiviso pubblicamente il proprio orgoglio: un dato che dice qualcosa sul modo in cui la cultura anglosassone percepisce questa doppia identità, professionale e sportiva.

Non è un caso isolato. Il movimento paralimpico ha storicamente radici profonde nella riabilitazione e nella medicina: nacque dagli esperimenti di sport-terapia del neurologo Ludwig Guttmann a Stoke Mandeville, nel dopoguerra britannico. Molti degli atleti delle prime generazioni erano reduci di guerra, pazienti ospedalieri, persone che avevano incontrato la disabilità all'interno del sistema sanitario. Che oggi una parte di loro sia a propria volta professionista della salute rappresenta, in fondo, la chiusura di un cerchio.

 

La cura come gesto sportivo, lo sport come gesto di cura
C'è un filo che lega queste storie, al di là delle discipline e delle bandiere. Chi ha scelto di lavorare sul corpo degli altri — in sala parto, in corsia, in un centro di medicina dello sport — porta con sé una familiarità con la fragilità fisica che, quando tocca la propria, diventa forse una risorsa in più. Non un vantaggio, ma una prospettiva: sapere che i limiti si attraversano, che la guarigione ha i suoi tempi, che il corpo sa sorprendere.
Giuliana Turra torna in reparto dopo nove mesi di riabilitazione. Giulia Aringhieri concilia i turni in corsia con gli allenamenti e i ritiri in Nazionale. Nessuna delle due ne fa una bandiera: lavorano, si allenano, gareggiano. Ed è significativo che Turra, descrivendo l'arrivo a questi Giochi, parli di "anni di preparazione e sacrifici, ma anche tanto divertimento". Quella parola, in fondo, dice tutto.

 

Ph credit comitatoparalimpico.it