Iscriviti alla newsletter

Carenza infermieri, la Lituania entra nelle scuole per reclutare i giovani

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 14/05/2026

FormazioneGlobal NurseProfessione e lavoro

La carenza di infermieri in Europa e in Italia non è più solo una questione di organici o di costi, ma un problema di sicurezza delle cure, di continuità assistenziale e di qualità del sistema sanitario. Secondo l’OMS Europa, il continente rischia di ritrovarsi con oltre 1,2 milioni di infermieri in meno entro il 2030, mentre in Italia si stima un deficit di diverse decine di migliaia di unità in pochi anni. In questo scenario, iniziative di promozione della professione nelle scuole diventano non solo opportune, ma essenziali per contrastare la carenza e restituire all’infermieristica l’immagine di professione centrale, qualificante e con prospettive di carriera.

 

Il progetto lituano: un “team mobile” nelle scuole

In Lituania il Ministero della Salute ha messo in campo una strategia molto concreta e strutturata: un “team mobile” di professionisti sanitari, coordinatori di formazione e rappresentanti dell’università, che si sposta direttamente nelle scuole secondarie per incontrare gli studenti e presentare la professione di infermiere.

L’idea di base è semplice ma potente: non aspettare che i giovani scelgano un percorso e poi scopriranno l’infermieristica per caso, ma portare la professione nelle classi, in modo da essere presenti nel momento in cui si prendono le decisioni più importanti.

La campagna è stata lanciata in seguito a proiezioni che prevedono migliaia di infermieri in meno nel Paese entro la prima metà del nuovo decennio, con un rischio concreto di non riuscire a garantire cure adeguate alla popolazione. Per questo, il ministero ha deciso di investire in una comunicazione di lungo periodo, puntando su un messaggio chiaro: la figura dell’infermiere non è solo una tradizionale “professione femminile”, né un “piano B” quando non si riesce ad accedere ad altri percorsi, ma un percorso di studio e di lavoro qualificato, con possibilità di crescere, specializzarsi e lavorare in contesti diversi.

Il “team mobile” è composto da infermieri in servizio, docenti universitari e figure di coordinamento che, in un paio d’ore di attività, mostrano ai ragazzi che cos’è davvero l’infermieristica: non solo la cura diretta del paziente, ma anche la gestione del rischio, la comunicazione con le famiglie, la gestione di gruppi di lavoro, la collaborazione con medici e altri professionisti.

L’obiettivo è smontare stereotipi diffusi, ma anche dare informazioni concrete: requisiti di accesso alla facoltà, durata della formazione, condizioni di lavoro, livelli retributivi e prospettive di sviluppo.

In Lituania, parallelamente a questa iniziativa, si è lavorato anche sul fronte economico: sono stati introdotti aumenti di stipendio, bonus per il personale in servizio e maggiori tutele professionali, per far capire che investire nella formazione di nuovi infermieri ha senso solo se il lavoro è poi riconosciuto davvero. In questo modo, la promozione nelle scuole non è uno slogan vuoto, ma si collega direttamente a politiche di retention e attrattività che incidono sulla vita reale dei professionisti.

 

Modena e “Noi infermieri del domani”

Anche in Italia sono già presenti esperienze simili, seppur più circoscritte al livello territoriale. A Modena, per esempio, è nato il progetto “Noi infermieri del domani”, promosso in sinergia tra Azienda Ospedaliero‑Universitaria, AUSL di Modena, Ospedale di Sassuolo e il Corso di Laurea in Scienze Infermieristiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia.

L’iniziativa si articola in incontri mirati per studenti delle scuole superiori: lezioni interattive, testimonianze di infermieri in servizio, attività di role‑play e riflessione sui requisiti emotivi, relazionali e tecnici richiesti dal lavoro infermieristico.

Durante la Giornata internazionale dell’Infermiere, il progetto viene riproposto e valorizzato come esempio di come la professione possa essere presentata in modo realistico: non solo come vocazione, ma come scelta professionale con competenze avanzate, responsabilità cliniche e gestionali, e possibilità di crescita in ambiti specialistici.

Gli organizzatori sottolineano che la vera sfida è “attirare di più i giovani”, mostrando un’immagine lontana dall’idea di un ruolo marginalizzato o puramente assistenziale.

 

Perché la scuola è il punto di partenza giusto

Lavorare con le scuole significa agire in un momento in cui i ragazzi sono ancora aperti a molte strade, prima che si fissino su un determinato percorso universitario o professionale. Da un lato, questo aiuta a contrastare la carenza numerica, riducendo la necessità di ricorrere in modo massiccio a personale proveniente dall’estero, che oggi vede arrivare in Italia migliaia di infermieri da Paesi come Tunisia, India e Paraguay.

Dall’altro, permette di cambiare cultura: superare stereotipi, mostrare la complessità del lavoro infermieristico e valorizzare la figura come professionista con competenze cliniche, decisionali, relazionali e gestionali. Mantenere e reclutare, ottimizzare le prestazioni, costruire l’offerta, pianificare e investire sono le parole d’ordine con cui l’OMS punta a rafforzare i sistemi sanitari attraverso investimenti maggiori nella formazione, nel miglioramento delle condizioni di lavoro e in politiche di retention per gli infermieri.

 

Altre esperienze nel mondo

Insieme alle iniziative di Lituania e Modena, diverse esperienze in altri Paesi indicano che la promozione dell’infermieristica nelle scuole non è un fenomeno isolato, anche se spesso è raccontato con linguaggi diversi.

Negli Stati Uniti e in Canada, associazioni di infermieri e strutture sanitarie organizzano giornate di orientamento, job shadowing e percorsi di “healthcare career days” nelle scuole superiori, dove gli studenti visitano ospedali, laboratori di simulazione e incontrano infermieri in servizio, con l’obiettivo implicito di valorizzare la professione e guidare le scelte future. In Francia e in Spagna, molte scuole con indirizzo sanitario collaborano con le scuole di infermieristica e con gli ospedali per offrire incontri, presentazioni dei percorsi formativi e visite strutturate, inserite in più ampi programmi di orientamento alle professioni sanitarie.

In questi contesti, però, la promozione dell’infermieristica è spesso “nascosta” dentro politiche di educazione sanitaria o di orientamento alle scienze della salute, più che esposta come un’esplicita campagna di reclutamento.

Questo fa sì che il legame tra scuola secondaria e professione infermieristica emerga in modo frammentario, in contrasto con esperienze come quella lituana, dove il progetto di “team mobile” è chiaramente dichiarato proprio come iniziativa di orientamento alla professione di infermiere.

Da un lato, questo mostra che l’idea di presentare la figura dell’infermiere direttamente agli studenti è già diffusa in diverse realtà, anche se con nomi e formati diversi; dall’altro, evidenzia che in Italia manca ancora una strategia sistematica, nazionale e ben comunicata, che colleghi in modo chiaro l’orientamento scolastico, il rilancio dell’immagine professionale e la risposta alla carenza di infermieri.

 

Un modello estendibile in Italia

Le esperienze di Lituania e Modena, se lette insieme a queste realtà internazionali, indicano una direzione chiara: se la carenza di infermieri è un problema strutturale, la risposta non può essere lasciata solo al mercato del lavoro o alle singole università, ma deve passare da una politica di promozione sistematica, diretta ai giovani.

Questo significa creare reti integrate tra Ministero della Salute, Regioni, Aziende sanitarie, Università e Ordini, che portino infermieri nelle scuole con cadenza regolare, con materiali adeguati e percorsi valutati.

Significa poi costruire una nuova narrazione, che unisca sicurezza di lavoro, opportunità di specializzazione, crescita economica e contributo sociale, e che mostri l’infermieristica non come un lavoro di seconda categoria, ma come una professione centrale nel sistema sanitario.

Se la carenza di infermieri resta solo un problema di numeri, rischia di trasformarsi in un rischio cronico per la sicurezza delle cure. Se invece la risposta passa anche da iniziative di promozione nelle scuole, come quelle descritte, può diventare l’occasione per rinnovare non solo gli organici, ma tutto il sistema sanitario pubblico.