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Passeggeri MV Hondius, quarantena soft in Europa: basta una telefonata e nessun controllo

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 14/05/2026

AttualitàCronache sanitarie

 

La crociera era iniziata quaranta giorni fa da Ushuaia, la “fin del mundo” argentina, tra i ghiacci della Terra del Fuocoe le rotte dell’Atlantico meridionale. Per molti dei passeggeri della MV Hondius doveva essere un viaggio esclusivo, pagato anche 25mila dollari. Si è trasformato invece in una lunga quarantena galleggiante segnata dalla paura, da tre morti e dall’ombra dell’Hantavirus.

Il primo allarme era scattato quando un passeggero olandese si era sentito male ed era morto a bordo. Il suo corpo aveva continuato il viaggio nella cella frigorifera della nave mentre, il 24 aprile, i primi trenta crocieristi venivano sbarcati sull’isola di Sant’Elena. Poco dopo era arrivata la conferma: sulla nave stava circolando il virus delle Ande, l’unico hantavirus per il quale è documentata la trasmissione tra esseri umani.

Dopo il rifiuto di Capo Verde di autorizzare lo sbarco dei passeggeri e dei membri dell’equipaggio ancora a bordo, la vicenda si è conclusa a Tenerife, nelle Canarie, dove il governo spagnolo ha accettato l’attracco della nave tra forti tensioni politiche e proteste della popolazione locale.

Alle nove del mattino il primo gruppo di passeggeri è sceso nel porto di Granadilla. Sul molo, trasformato in una sorta di ospedale da campo con tende bianche e personale sanitario, erano presenti rappresentanti del governo spagnolo, funzionari dell’Organizzazione mondiale della sanità, telecamere e giornalisti arrivati da diversi Paesi.

I passeggeri sono stati trasferiti a terra a bordo delle cosiddette “guaguas burbuja”, autobus sigillati predisposti dall’Unità militare di emergenza spagnola. Il conducente era isolato dietro una barriera di plexiglass, mentre i viaggiatori indossavano camici verdi, cuffie e mascherine. Gli interni dei mezzi erano ricoperti di plastica e l’aria condizionata era stata disattivata.

I quattordici cittadini spagnoli sono stati trasferiti all’aeroporto di Tenerife Sud e poi alla base militare di Torrejón de Ardoz, vicino Madrid, per essere ricoverati all’ospedale Gómez Ulla, dove resteranno in quarantena per quarantacinque giorni. La durata dell’isolamento non è casuale: corrisponde al massimo periodo di incubazione documentato per il virus delle Ande.

Anche gli Stati Uniti hanno adottato misure rigide. I diciassette passeggeri americani sono stati trasferiti in Nebraska a bordo di voli con sistemi di biocontenimento e verranno monitorati nella National Quarantine Unit di Omaha, una delle poche strutture al mondo specializzate nelle malattie altamente contagiose.

Misure analoghe sono state adottate da Singapore, dove due cittadini erano già rientrati prima che il focolaio venisse riconosciuto. Per loro è stata predisposta una quarantena di trenta giorni in struttura dedicata, seguita da altri quindici giorni di sorveglianza sanitaria.

Diversa invece la linea scelta dalla maggior parte dei Paesi europei. Belgio, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia e Portogallo applicheranno le indicazioni del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie: quarantena domiciliare volontaria per quarantadue giorni e monitoraggio attraverso controlli telefonici periodici.

I passeggeri asintomatici potranno lasciare le proprie abitazioni per motivi medici o attività considerate necessarie al benessere psicologico, indossando una mascherina chirurgica. Nessuna sorveglianza diretta e nessuna sanzione in caso di violazione dell’isolamento.

Una differenza di approccio che evidenzia la mancanza di una strategia sanitaria condivisa di fronte a un potenziale rischio internazionale. La stessa nave, gli stessi passeggeri e la stessa esposizione epidemiologica hanno prodotto protocolli completamente differenti: dalla quarantena militare all’autoisolamento domiciliare controllato con una telefonata settimanale.

Nel frattempo resta alta l’attenzione sulle condizioni dei passeggeri. Fino al momento dello sbarco, le autorità sanitarie avevano dichiarato che tutti erano asintomatici. Ma durante il rimpatrio in Francia uno dei cinque cittadini francesi ha manifestato sintomi compatibili con l’infezione.

Il premier francese Sébastien Lecornu ha confermato che il passeggero è stato immediatamente posto in isolamento stretto e sottoposto ad accertamenti sanitari. Al momento non esiste ancora una conferma diagnostica: i sintomi dell’Hantavirus possono infatti essere confusi con quelli di una comune influenza.

Gli esperti continuano a monitorare con cautela l’evoluzione del caso. Il virus delle Ande richiede contatti molto stretti per la trasmissione interumana, ma il lungo periodo di incubazione, che può arrivare fino a otto settimane, rende impossibile escludere nuovi casi nei prossimi giorni.

A bordo della MV Hondius sono rimasti trenta membri dell’equipaggio, incaricati di riportare la nave in Olanda, al porto di Rotterdam. Sull’imbarcazione era ancora presente anche l’epidemiologo italiano dell’Ecdc Ettore Severi, inviato il 5 maggio per studiare la diffusione del virus durante la traversata.

Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha difeso la decisione di autorizzare l’attracco della nave a Tenerife nonostante le proteste dei residenti delle Canarie. «Stiamo facendo ciò che si deve fare, con rigore tecnico e scientifico, con assoluta trasparenza, lealtà istituzionale e cooperazione internazionale», ha dichiarato.

Con l’ultimo volo diretto in Australia previsto nelle prossime ore, si chiude così la fase oceanica della vicenda. Ma per i passeggeri della Hondius comincia ora un’altra quarantena, diversa da Paese a Paese, sospesa tra protocolli sanitari, timori politici e interrogativi ancora aperti sulla gestione internazionale delle emergenze infettive.

 

fonte: substack Roberto Burioni - https://substack.com/@robertoburioni/p-197020405