Asti, NurSind: ''Infermieri sempre più in fuga dalla sanità pubblica''
Gabriele Montana lancia l’allarme: “Turni, stipendi bassi e sfiducia stanno svuotando gli ospedali”
di Giuseppe Provinzano
C’è una crisi che continua a crescere nel silenzio generale e che rischia di diventare irreversibile: quella degli infermieri che scelgono di lasciare il Servizio sanitario nazionale. Non più soltanto pensionamenti o trasferimenti fisiologici, ma dimissioni volontarie sempre più frequenti anche tra professionisti giovani e nel pieno della carriera.
È il segnale evidente di un sistema che fatica a trattenere le proprie risorse migliori. Turni sempre più pesanti, stipendi insufficienti, aggressioni e perdita di riconoscimento sociale stanno lentamente erodendo l’attrattività della professione infermieristica.
Da Asti arriva una fotografia estremamente chiara di ciò che sta accadendo in tutta Italia. E a denunciarlo è il NurSind attraverso le parole del Segretario Territoriale Gabriele Montana.
La fuga degli infermieri preoccupa il Piemonte
Asti, 17/05/2026. La sanità pubblica continua a perdere professionisti e il territorio astigiano rappresenta oggi uno degli esempi più emblematici di una crisi che coinvolge ormai tutto il Paese. Nel periodo post-pandemico, infatti, le dimissioni volontarie tra gli infermieri stanno assumendo proporzioni sempre più preoccupanti, soprattutto tra i professionisti più giovani.
A lanciare l’allarme è il NurSind di Asti attraverso il suo Segretario Territoriale, Gabriele Montana, intervenuto sulla situazione delle assunzioni, delle cessazioni e delle condizioni lavorative degli infermieri.
“Nel post-pandemia assistiamo a un fenomeno inedito per il Servizio sanitario nazionale: le dimissioni volontarie dei colleghi avvengono con molta più facilità rispetto al passato. Prima di lasciare il pubblico ci si pensava dieci volte, oggi non è più così”, evidenzia Montana.
Secondo il rappresentante del NurSind, il problema non può essere ricondotto esclusivamente alla questione economica, anche se gli stipendi italiani continuano a restare nettamente inferiori rispetto agli standard europei.
“Il nodo delle assunzioni rimane sempre lo stesso: mancano i professionisti da assumere. Sicuramente pesa una motivazione economica, perché gli stipendi rendono la professione infermieristica poco appetibile. Servono incrementi retributivi importanti già dal prossimo rinnovo contrattuale”, sottolinea il Segretario Territoriale NurSind.
Ma il disagio degli infermieri riguarda anche un altro aspetto sempre più centrale: la qualità della vita.
“Non è soltanto una questione economica. Oggi pesa enormemente la qualità della vita lavorativa e privata, quest’ultima fortemente penalizzata dalla turnistica”, rimarca Montana.
Il sindacato evidenzia inoltre un cambiamento culturale profondo maturato negli ultimi anni. Sempre più professionisti scelgono infatti il settore privato oppure l’estero, attratti da stipendi più alti ma soprattutto da condizioni lavorative considerate più sostenibili.
“Una volta lasciare un’azienda pubblica era una scelta impensabile per molti. Oggi non è più così. Anche perché l’utenza ha perso gran parte della fiducia nei confronti dei professionisti sanitari e noi questo lo percepiamo quotidianamente”, denuncia il NurSind.
Ad Asti, al momento, il sistema riesce ancora a reggere grazie alle graduatorie di Azienda Zero e alla presenza del corso di laurea in infermieristica che forma circa 70 nuovi professionisti ogni anno. Tuttavia il NurSind teme che questa tenuta possa essere soltanto temporanea.
“Tutti gli infermieri disponibili sono stati assunti. L’ultima graduatoria di Azienda Zero consentirà l’ingresso di circa 35 nuove unità, ma la domanda vera è: quanto potrà durare questa situazione?”, avverte Montana.
Il rischio, secondo il sindacato, è ormai concreto.
“Se non si interviene rapidamente con soluzioni regionali e nazionali che rendano nuovamente attrattiva la professione infermieristica, tra non molto saremo costretti a chiudere servizi o a tagliare posti letto, perché le nuove assunzioni non riusciranno più a compensare le cessazioni”, conclude il Segretario Territoriale del NurSind Asti.
Uno scenario che, per il sindacato, non riguarda più soltanto il futuro della categoria ma direttamente la tenuta stessa della sanità pubblica.
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