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NurSind Pisa: ''Psichiatria ancora sotto assedio, tre interventi delle forze dell'ordine''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 12/10/2026

NurSind dal territorioToscana

 

Nuove tensioni allo SPDC del Santa Chiara. Carbocci (NurSind): «Basta solidarietà a parole, servono misure urgenti»


di Giuseppe Provinzano

«Tre interventi delle forze dell'ordine in una sola giornata, nuove minacce agli operatori e criticità nella gestione dei pazienti. All'ospedale Santa Chiara di Pisa la sicurezza del reparto di Psichiatria torna al centro delle denunce del NurSind, che accusa l'Azienda sanitaria di non aver ancora individuato soluzioni efficaci. Dopo settimane di segnalazioni e richieste di trasferimento da parte del personale, il sindacato torna a chiedere interventi immediati per scongiurare ulteriori episodi di violenza».


NurSind: «Siamo ostaggi di un sistema assurdo, niente è cambiato»

PISA, 12/10/2026 – La tensione non si allenta nel Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell'ospedale Santa Chiara di Pisa. Nonostante le precedenti denunce e il trasferimento di un paziente protagonista di gravi episodi di aggressività, il personale sanitario continua a segnalare condizioni di lavoro particolarmente difficili.

L'ultimo episodio risale a sabato 10 ottobre, quando, secondo quanto riferito, si sarebbero resi necessari tre interventi della Polizia e dei Carabinieri nell'arco della stessa giornata, a causa delle criticità legate alla presenza di due pazienti la cui collocazione nello SPDC viene ritenuta inappropriata.

Una situazione che, secondo il NurSind Pisa, confermerebbe l'insufficienza delle misure finora adottate per garantire la sicurezza di medici, infermieri e degenti.

A denunciare nuovamente quanto sta accadendo è Daniele Carbocci, segretario territoriale NurSind Pisa, che rivolge un preciso interrogativo ai vertici dell'Azienda USL Toscana Nord Ovest.

«Quante altre segnalazioni e quanti altri interventi devono esserci prima che qualcuno prenda provvedimenti concreti?»

Sicurezza degli operatori, il NurSind denuncia nuove criticità

Le preoccupazioni non riguardano soltanto le continue offese e minacce rivolte al personale sanitario. Tra gli aspetti segnalati figurano anche presunte anomalie nella gestione delle terapie, con pazienti che avrebbero accesso al carrello dei farmaci e gestirebbero autonomamente la somministrazione dei medicinali.

Circostanze che, se confermate, richiederebbero verifiche immediate per accertare il rispetto delle procedure di sicurezza e la corretta gestione farmacologica.

Il sindacato richiama inoltre l'attenzione sull'assenza di adeguati dispositivi individuali di allarme, tra cui il cosiddetto sistema a uomo morto, che consentirebbe di segnalare situazioni di emergenza o pericolo per gli operatori.

«Nonostante le dichiarazioni dell'Azienda, il reparto non è sicuro, anche perché non sono adeguati i sistemi di sicurezza personale, mancando il cosiddetto "uomo morto" in dotazione ai singoli operatori», denuncia Carbocci.

Secondo il rappresentante sindacale, permane inoltre una criticità organizzativa di fondo: la presenza nello SPDC di pazienti che, per caratteristiche e complessità gestionale, necessiterebbero di una collocazione assistenziale differente.

«Il tempo delle parole è finito»

Per il NurSind, le rassicurazioni e le dichiarazioni di vicinanza agli operatori non possono più sostituire interventi organizzativi concreti.

«Il tempo delle dichiarazioni e della solidarietà a parole da parte della Direzione aziendale e dei responsabili della sicurezza è finito. Pretendiamo misure urgenti prima che si ripetano drammi come quello della dottoressa Capovani», afferma il segretario territoriale.

Il riferimento è alla dottoressa Barbara Capovani, la psichiatra uccisa nell'aprile 2023 dopo essere stata aggredita all'esterno dell'ospedale Santa Chiara da un ex paziente.

Una tragedia che ha segnato profondamente la comunità sanitaria pisana e che rende ancora più delicato il tema della prevenzione delle aggressioni nei servizi psichiatrici.

«Non è accettabile che il personale debba continuare a lavorare in queste condizioni. Ci sentiamo ostaggio di un sistema assurdo, nel quale i problemi vengono segnalati ripetutamente, ma le soluzioni continuano a non arrivare», aggiunge Carbocci.

Un'emergenza già denunciata: gli approfondimenti di Infermieristicamente.it

Non è la prima volta che il NurSind Pisa richiama l'attenzione sulle condizioni di sicurezza dello SPDC del Santa Chiara. La nostra testata ha seguito la vicenda attraverso diversi approfondimenti, documentando il progressivo aumento delle preoccupazioni tra gli operatori.

Nell'articolo “Pisa, paura in Psichiatria. NurSind: infermieri esposti a pazienti pericolosi” avevamo già riportato le segnalazioni sindacali sulle difficoltà nella gestione di pazienti particolarmente complessi.

Successivamente, con “SPDC Pisa, il NurSind alza la voce: minacce anche alle famiglie degli operatori”, erano emerse ulteriori preoccupazioni per la sicurezza dei professionisti e dei loro familiari.

La situazione si è ulteriormente aggravata sul piano organizzativo con sette infermieri che, secondo quanto denunciato dal sindacato, avrebbero chiesto il trasferimento dal reparto, ai quali si aggiungerebbero quattro operatori sociosanitari.

I nuovi episodi del 10 ottobre rappresentano dunque un ulteriore sviluppo di una vicenda sulla quale il NurSind continua a chiedere risposte.

La richiesta: garantire sicurezza e diritto alle cure

Il nodo centrale resta la necessità di conciliare la tutela dei professionisti sanitari con il diritto dei pazienti psichiatrici a ricevere cure appropriate, in ambienti organizzati per rispondere alle differenti complessità cliniche e assistenziali.

Il NurSind Pisa chiede all'Azienda sanitaria di superare la fase delle rassicurazioni, predisponendo misure concrete di prevenzione, sistemi di allarme individuali efficaci e percorsi adeguati per i pazienti che necessitano di livelli assistenziali e di sicurezza differenti.

Tre interventi delle forze dell'ordine in un solo giorno, dopo settimane di denunce, costituiscono un segnale che non può essere sottovalutato.

Per il sindacato, la priorità è impedire che una situazione già ripetutamente segnalata possa sfociare in nuovi episodi gravi. La sicurezza non può dipendere dalla capacità degli operatori di resistere quotidianamente a condizioni di rischio: deve essere garantita attraverso scelte organizzative, strumenti adeguati e responsabilità precise.