Infermieri, la rinascita parte dal coraggio di credere ancora nella professione
Da Venezia la riflessione intensa di un’infermiera iscritta al NurSind: “La cura è la nostra forza”
di Giuseppe Provinzano
"Ci sono parole che non nascono per fare polemica. Nascono perché dentro si accumula troppo silenzio. Troppa fatica. Troppa invisibilità. E quando arrivano, colpiscono nel profondo perché raccontano esattamente ciò che migliaia di infermieri vivono ogni giorno nei reparti italiani.
La riflessione di Manuela Barison, infermiera iscritta al NurSind di Venezia, non è soltanto un pensiero personale. È la fotografia emotiva e professionale di una categoria che continua a sorreggere il sistema sanitario mentre combatte contro carenze croniche, stanchezza e mancanza di riconoscimento. Un testo autentico, umano, potente. Un richiamo collettivo alla dignità della professione infermieristica".
“La professione infermieristica non sta morendo. Sta chiedendo a gran voce di essere vista, ascoltata, riconosciuta.”
Inizia così la profonda riflessione scritta da Manuela Barison, infermiera veneziana iscritta al NurSind, parole che riescono a dare voce a un sentimento condiviso da migliaia di professionisti sanitari in tutta Italia.
Non un semplice sfogo. Non una denuncia sterile. Ma una dichiarazione di identità professionale, di appartenenza e di resistenza.
“La sua rinascita non arriverà dall’alto, da una riforma improvvisa o da un miracolo. La sua rinascita comincia dentro i reparti, nelle équipe, nelle scelte quotidiane.”
Nel suo testo, Barison richiama con forza il bisogno di restituire dignità alla professione infermieristica, partendo proprio dai luoghi della cura, dove ogni giorno gli infermieri continuano a lavorare tra responsabilità enormi, turni pesanti e crescente pressione organizzativa.
“L’infermiere non è un esecutore, ma un professionista che pensa, decide, valuta.”
Una frase che rompe ogni stereotipo e riporta al centro la vera natura della professione infermieristica: competenza, autonomia, capacità decisionale e responsabilità clinica.
Secondo Barison, la rinascita della professione passa attraverso gesti concreti, ma soprattutto attraverso un cambio culturale che restituisca valore al lavoro invisibile degli infermieri.
“Proteggere il tempo di cura. Perché la cura non è un lusso: è il cuore del nostro lavoro.”
Parole che assumono un significato ancora più forte in un sistema sanitario sempre più schiacciato dalla logica dei numeri, dei tempi e delle prestazioni, dove spesso il tempo dedicato alla relazione e all’assistenza rischia di essere sacrificato.
Ma il cuore della riflessione arriva quando Manuela Barison racconta ciò che significa davvero essere infermiere nei momenti più difficili.
“Ci sono giorni in cui il camice pesa più del corpo. Giorni in cui il turno sembra infinito, il sistema sembra sordo, e la fatica entra nelle ossa.”
Una descrizione cruda, reale, profondamente umana. La rappresentazione di quella stanchezza silenziosa che migliaia di infermieri conoscono bene, ma che raramente trova spazio nel dibattito pubblico.
Eppure, nonostante tutto, l’infermiere continua a esserci.
“Non perché è obbligato. Ma perché sa, ha studiato ed è preparato.”
Nel testo emerge tutta la forza identitaria della professione infermieristica: la capacità di restare accanto alle persone anche quando il sistema vacilla.
“L’infermiere è la presenza che non vacilla quando tutto intorno vacilla. È la mano che sostiene, l’occhio che osserva, la voce che rassicura, la mente che decide.”
Una riflessione che restituisce centralità alla professione e che invita gli stessi infermieri a recuperare orgoglio, consapevolezza e appartenenza.
“Perché senza orgoglio non c’è identità, e senza identità non c’è futuro.”
Ed è forse proprio questa la frase che meglio racchiude il senso dell’intero messaggio: la rinascita della professione infermieristica non può essere delegata soltanto alle istituzioni, ma deve partire anche dagli stessi professionisti, dalla capacità di riconoscere il proprio valore e difenderlo ogni giorno.
Il finale della riflessione di Manuela Barison assume così il tono di un manifesto umano e professionale rivolto a tutti gli infermieri.
“Siamo indispensabili, siamo competenti, siamo coraggiosi. E il nostro valore non si spegne. Si vede. Si sente. Si moltiplica in ogni persona che abbiamo aiutato, sostenuto, salvato.”
Parole che non chiedono applausi. Sono parole che chiedono rispetto.
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