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Oltre 104mila infermieri mancanti: nasce il piano per integrare i professionisti stranieri

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 22/05/2026

AttualitàCronache sanitarie


Il protocollo triennale siglato il 15 maggio 2026 a Roma punta a chiudere l'era delle deroghe emergenziali e a costruire percorsi trasparenti di integrazione professionale. Al centro della sfida: oltre 104.000 infermieri mancanti e un sistema sanitario che non può più permettersi improvvisazione.

La Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Infermieristiche (FNOPI), rappresentata dalla presidente Barbara Mangiacavalli, e l'Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), insieme al Movimento Uniti per Unire e all'Unione Medica Euro Mediterraneo (UMEM), hanno siglato un protocollo d'intesa triennale per regolare l'ingresso e l'integrazione dei professionisti sanitari stranieri nel Servizio Sanitario Nazionale.
La firma è arrivata all'indomani delle parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla necessità di investire nei giovani professionisti della sanità pubblica. Un richiamo che l'accordo raccoglie pienamente, traducendolo in impegni concreti.

Il contesto: un'emergenza che non si risolve con le deroghe
I numeri della crisi infermieristica italiana non lasciano spazio a letture ottimistiche. Secondo i dati FNOPI 2025, nel paese mancano oltre 65.000 infermieri, con un rapporto di 5,8 professionisti ogni 1.000 abitanti contro una media europea di 8,4. Le stime più recenti di AMSI-UMEM, aggiornate al gennaio 2026, parlano addirittura di oltre 104.000 infermieri mancanti nel solo comparto pubblico, su un totale di circa 158.000 professionisti sanitari assenti dal SSN.
Il quadro è aggravato da un'emorragia interna che non si arresta: solo nel 2024, secondo i dati della Fondazione GIMBE, oltre 10.230 infermieri si sono cancellati dall'Albo FNOPI e nel 2025 le dimissioni volontarie dal pubblico hanno superato le 11.300 unità. Sempre più spesso, la destinazione è l'estero: Germania, Svizzera, Francia, Paesi del Golfo e recentemente Canada, dove stipendi e condizioni di lavoro sono più attrattivi.
Di fronte a questo scenario, il ricorso a professionisti formati all'estero è diventato una necessità strutturale. Ma il modo in cui tale ricorso è stato gestito finora è esattamente il nodo che il nuovo protocollo intende sciogliere.

Il nodo delle deroghe: necessità d'emergenza diventata abitudine
Tutto ha avuto inizio con il decreto Cura Italia, adottato all'apice della pandemia da Covid-19 nel 2020. In quella fase drammatica, il provvedimento ha consentito l'esercizio professionale in deroga ai normali requisiti di riconoscimento dei titoli, permettendo a migliaia di infermieri stranieri di operare nei reparti italiani senza aver completato l'iter ordinario di iscrizione all'Albo. Una misura eccezionale che ha contribuito a tenere in piedi il sistema sanitario nei mesi più bui.
Il problema è che quella misura eccezionale non si è mai davvero conclusa. La Legge di Bilancio 2026 ha prorogato la deroga per il riconoscimento dei titoli sanitari esteri fino al 31 dicembre 2029, con il risultato che oggi in Italia operano circa 20.000 infermieri che non sono stati certificati dagli ordini professionali italiani. Come aveva già avvertito la presidente FNOPI Barbara Mangiacavalli, “la carenza non si risolve con interventi tampone”.
Il rischio, come denuncia chiaramente l'accordo firmato il 15 maggio, è quello di lasciare migliaia di professionisti in una condizione permanente di precarietà normativa, professionale e umana, mentre i pazienti ricevono cure da operatori i cui titoli e competenze non sono stati adeguatamente verificati dagli enti preposti.

Cosa prevede il protocollo
Il cuore dell'intesa è la costruzione di un modello di reclutamento etico, trasparente e sostenibile, che metta fine ai percorsi "a sportello" e riporti il controllo nelle mani degli Ordini professionali.
Sul fronte dell'accesso alla professione, il protocollo ribadisce con chiarezza che l'ingresso nel mercato del lavoro deve avvenire solo dopo l'iscrizione all'Albo, previa verifica dei titoli, della competenza professionale e della conoscenza della lingua italiana a un livello almeno B1, secondo quanto indicato dai requisiti già vigenti. Nessuna deroga, nessuna scorciatoia che salti i controlli.
Sul fronte dell'integrazione, FNOPI si impegna ad accompagnare i percorsi di riconoscimento dei titoli attraverso attività di tutoring, mentoring e supporto all'integrazione culturale. Gli Ordini provinciali diventeranno il punto di riferimento territoriale per orientare gli infermieri stranieri verso percorsi chiari e coerenti con la normativa. È prevista anche l'attivazione di percorsi di formazione continua ECM (Educazione Continua in Medicina) per garantire l'aggiornamento professionale.
Sul fronte della lotta alle discriminazioni, i dati raccolti dalle associazioni firmatarie segnalano un incremento del 42% delle segnalazioni legate a difficoltà e discriminazioni professionali tra il personale sanitario di origine straniera. Il protocollo affronta esplicitamente questo tema, puntando a costruire un sistema in cui i professionisti stranieri siano riconosciuti come componente strutturale e stabile del SSN, con pari diritti e pari doveri rispetto ai colleghi italiani.

Le voci dei protagonisti
“Questo Protocollo d'intesa rappresenta un passo decisivo verso la legalità, i diritti e la cooperazione internazionale nel settore sanitario”, ha dichiarato il professor Foad Aodi, presidente di AMSI e UMEM, docente di Scienze Infermieristiche all'Università di Tor Vergata e membro del Registro Esperti FNOMCeO. “Dire no all'esercizio in deroga senza controlli non significa chiudere le porte, ma difendere la qualità dell'assistenza, la dignità dei professionisti e la sicurezza dei cittadini”.
Aodi ha anche lanciato un appello diretto al governo: “chiediamo al Ministro Schillaci un'abbreviazione per i tempi di riconoscimento dei titoli”, sottolineando come la burocrazia lenta sia essa stessa una delle cause che spingono verso le deroghe. E ha invitato tutte le federazioni dei professionisti della sanità a seguire l'esempio della FNOPI, firmando intese analoghe “per andare oltre il decreto Cura Italia”.
Dal canto suo, la FNOPI ha ribadito la propria posizione con chiarezza: l'integrazione dei professionisti stranieri è necessaria e benvenuta, ma deve avvenire nel rispetto delle regole che garantiscono la qualità delle cure. “I professionisti stranieri rappresentano una risorsa strategica per il SSN”, recita l'accordo, “ma servono percorsi qualificati, trasparenti e realmente inclusivi”.

La questione infermieristica al centro
Sebbene il protocollo riguardi l'intera categoria dei professionisti sanitari stranieri, è la questione infermieristica a emergere con forza maggiore, per ragioni numeriche e strutturali.
Gli infermieri di origine straniera che già lavorano stabilmente in Italia sono circa 40.000, secondo le stime AMSI, e costituiscono ormai una percentuale significativa degli organici di ospedali, RSA e strutture territoriali. A questi si aggiungono i flussi attivati da accordi bilaterali: il protocollo voluto dal ministro Schillaci per il reclutamento di 10.000 infermieri dall'India aveva già anticipato la necessità di definire standard di integrazione più solidi.
Il nodo irrisolto, che il protocollo FNOPI-AMSI affronta direttamente, è quello della verifica delle competenze. L'iscrizione all'Albo non è un formalismo burocratico: è la garanzia che un professionista abbia i titoli, le competenze e la padronanza linguistica per operare in sicurezza. Saltare questo passaggio anche in nome dell'urgenza, espone i pazienti a rischi concreti e lascia gli infermieri stranieri in una zona grigia che li rende vulnerabili a sfruttamento e discriminazione.
Il protocollo propone quindi un doppio impegno: da un lato, velocizzare e supportare i percorsi di riconoscimento dei titoli, rimuovendo gli ostacoli burocratici che oggi rendono l'iter eccessivamente lungo; dall'altro, tenere fermo il principio che nessuno debba esercitare senza aver completato tale percorso.

Un modello da estendere
Il protocollo FNOPI-AMSI non nasce in un vuoto. Si inserisce in un dibattito che attraversa tutto il sistema sanitario europeo, alle prese con carenze di personale infermieristico che l'invecchiamento della popolazione renderà sempre più acute nei prossimi anni. La risposta italiana, finora, è oscillata tra l'inerzia strutturale e le misure d'emergenza. Questo accordo tenta di imboccare una terza via: la programmazione.
L'intesa può essere il prototipo di un modello più ampio. Un sistema in cui ogni categoria professionale definisca, insieme alle associazioni di professionisti stranieri, le regole di un'integrazione ordinata, rispettosa dei diritti e orientata alla qualità dell'assistenza.
La strada è tracciata. Resta da percorrerla, con la consapevolezza che la risposta alla carenza di infermieri non può essere né la chiusura delle frontiere professionali né la rinuncia ai controlli.