CCNL Sanità 2025/27 verso la firma, NurSind avverte: 'Il contratto non tolga neanche un euro'
La sottoscrizione dell’ipotesi di rinnovo potrebbe arrivare il 29 luglio, ma il NurSind mantiene aperto il confronto su tre questioni considerate decisive: calcolo della retribuzione durante le ferie, mensa e buono pasto per il personale turnista e nuovo sistema delle indennità. Andrea Bottega contesta in particolare la possibile perdita dell’indennità di disagio per chi già percepisce quella di Pronto soccorso: «Lotteremo affinché il contratto non porti via soldi a nessuno».
La trattativa per il rinnovo del CCNL del comparto Sanità 2025-2027 potrebbe essere arrivata alla giornata decisiva. Il nuovo incontro tra ARAN e organizzazioni sindacali è previsto per il 29 luglio 2026 e, secondo quanto annunciato sui social da Andrea Bottega, segretario nazionale del NurSind, al termine del confronto potrebbe essere sottoscritta l’ipotesi di contratto.
La firma, tuttavia, non sarebbe ancora scontata. Dopo la presentazione della parte economica avvenuta il 22 luglio, il sindacato degli infermieri continua infatti a contestare alcuni aspetti della bozza, giudicati potenzialmente penalizzanti per il personale turnista e per chi opera nei servizi di emergenza. Il precedente tavolo aveva fatto emergere aumenti tabellari, nuove indennità e alcune modifiche alla disciplina delle pause e delle ferie, ma aveva lasciato aperte numerose questioni sulla concreta distribuzione delle risorse.
Affidandosi ai social, Bottega ha indicato tre punti sui quali il NurSind ritiene necessario ottenere chiarimenti o modifiche prima della conclusione del negoziato: la modalità con cui verrebbero calcolate le indennità spettanti durante le ferie, il diritto alla mensa e al buono pasto per il personale turnista in rapporto alla pausa di recupero psicofisico e la riorganizzazione complessiva del sistema indennitario.
«Domani, 29 luglio, molto probabilmente ci sarà la sottoscrizione del contratto del comparto Sanità 2025-2027. Come ho già detto, i punti critici per noi sono principalmente tre: la modalità di calcolo delle indennità nei giorni di ferie, il diritto alla mensa per i turnisti collegato al riposo psicofisico previsto dalla legge e il sistema indennitario».
Ferie, il nodo del calcolo delle indennità
La prima criticità riguarda il trattamento economico riconosciuto durante le ferie. La bozza contrattuale tenta di recepire il principio secondo cui il lavoratore non dovrebbe subire una penalizzazione economica per avere esercitato il proprio diritto al riposo, prevedendo un’indennità calcolata sulla base di alcune componenti percepite nell’anno precedente, tra cui lavoro notturno, festivo, turnazione e attività svolta nei servizi maggiormente disagiati.
Il NurSind aveva già contestato il meccanismo proposto, ritenendo che il riferimento all’anno precedente possa non rappresentare correttamente la situazione lavorativa attuale. Un infermiere potrebbe infatti aver cambiato reparto, iniziato o cessato la turnazione oppure percepito determinate indennità soltanto per una parte dell’anno. Lo stesso divisore utilizzato per il calcolo è stato giudicato discutibile, poiché molte indennità collegate alla presenza effettiva vengono corrisposte normalmente per undici mesi e non per dodici.
Per il sindacato, il principio della retribuzione ordinaria durante le ferie deve essere tradotto in una formula chiara e realmente vantaggiosa, evitando che l’applicazione concreta produca importi ridotti, disomogenei o inferiori rispetto a quanto maturato stabilmente dal lavoratore.
Mensa e buono pasto, il problema irrisolto dei turnisti
Il secondo punto riguarda il rapporto tra pausa, mensa e buono pasto. La bozza prevede un periodo minimo di recupero psicofisico dopo sei ore di lavoro e disciplina anche la pausa più lunga destinata alla consumazione del pasto, ma secondo il NurSind non chiarirebbe in modo sufficiente la posizione di chi lavora di notte, nei giorni festivi o nelle fasce orarie in cui la mensa aziendale è chiusa.
Il problema interessa soprattutto infermieri, operatori sociosanitari e altri dipendenti impegnati nei servizi attivi ventiquattro ore su ventiquattro, che spesso non possono lasciare il reparto né utilizzare concretamente la mensa. In queste situazioni, il sindacato chiede che il buono pasto venga riconosciuto come prestazione sostitutiva senza costringere il dipendente a effettuare una lunga pausa non retribuita o incompatibile con la continuità assistenziale.
Già all’avvio del negoziato, il NurSind aveva indicato l’estensione del diritto alla mensa al personale turnista tra le priorità del rinnovo, insieme alla valorizzazione del lavoro notturno e alla revisione delle indennità.
Pronto soccorso, il rischio di perdere l’indennità di disagio
La questione più delicata sollevata da Bottega riguarda però il nuovo sistema indennitario. Secondo la lettura fornita dal segretario nazionale, la bozza consegnata il 22 luglio prevederebbe che il personale di Pronto soccorso, già beneficiario dell’apposita indennità finanziata con risorse dedicate, non possa continuare a percepire anche l’indennità collegata al disagio operativo.
La misura avrebbe lo scopo di evitare la sovrapposizione di compensi riconosciuti per condizioni lavorative in parte analoghe, ma produrrebbe un risultato concreto molto diverso: alcuni lavoratori potrebbero perdere una voce economica già percepita in precedenza, vedendo ridursi il valore complessivo delle proprie indennità.
Su questo punto la posizione del NurSind è netta.
«Il sistema indennitario prevede, nella bozza che ci è arrivata il 22 luglio, che il personale del Pronto soccorso perda l’indennità di disagio se già prende l’indennità di Pronto soccorso. Su questo tema voglio ribadire chiaramente che siamo contrari, lo abbiamo già detto al tavolo e lotteremo con le unghie e con i denti affinché il contratto non porti via soldi a nessuno».
Bottega aveva già espresso critiche sull’impianto economico della bozza, sostenendo che le retribuzioni restassero troppo appiattite e che le misure introdotte non valorizzassero a sufficienza il personale turnista, indicato come quello maggiormente esposto al disagio organizzativo.
«Il contratto non deve togliere neanche un euro»
La linea sindacale viene riassunta in un principio semplice: il rinnovo non può trasformarsi in una redistribuzione che finanzi nuovi istituti riducendo compensi già riconosciuti ad altri lavoratori. Per il NurSind, nessun dipendente dovrebbe uscire dal nuovo contratto con una retribuzione accessoria inferiore rispetto a quella percepita in precedenza.
«La posizione del NurSind è che il contratto non debba togliere a nessuno neanche un euro».
La frase individua il punto politico del confronto. Il sindacato non contesta soltanto l’importo complessivo delle risorse disponibili, ma anche il modo in cui queste vengono distribuite tra stipendio tabellare, indennità di specificità, compensi per il disagio, incarichi e fondi aziendali.
Una riorganizzazione del sistema indennitario potrebbe essere considerata positiva se introducesse criteri più omogenei e riconoscesse i servizi finora esclusi, ma diventerebbe difficilmente accettabile qualora comportasse la cancellazione o la riduzione di trattamenti già consolidati per il personale dell’emergenza.
Una firma possibile, ma il confronto resta aperto
Il tavolo del 29 luglio potrebbe quindi concludersi con la sottoscrizione dell’ipotesi di CCNL, ma molto dipenderà dalle modifiche che ARAN presenterà rispetto alla bozza precedente e dalla capacità delle parti di raggiungere un’intesa sui punti ancora controversi. Le fonti disponibili confermano che il 29 luglio era stato indicato come nuovo appuntamento negoziale dopo il confronto economico del 22 luglio, senza che fosse già stata annunciata ufficialmente la firma definitiva.
Anche in caso di sottoscrizione, il contratto non diventerebbe immediatamente operativo. L’ipotesi dovrebbe essere sottoposta alle verifiche previste, alla certificazione della Corte dei conti e agli ulteriori passaggi istituzionali prima della firma definitiva e dell’applicazione nelle aziende sanitarie.
La giornata del 29 luglio rappresenterebbe comunque un passaggio politico e sindacale decisivo, perché mostrerebbe se il nuovo contratto riuscirà a chiudere la trattativa senza lasciare irrisolti proprio i temi che più incidono sulla vita quotidiana del personale: ferie, pause, pasti, lavoro notturno, disagio e remunerazione dei servizi di emergenza.
Un rinnovo che sarà giudicato dalla busta paga reale
La valutazione finale del CCNL non dipenderà soltanto dagli aumenti medi annunciati, ma dall’effetto complessivo prodotto sulle singole posizioni lavorative. Un infermiere di Pronto soccorso, un turnista notturno o un professionista impiegato in un servizio ad alta intensità assistenziale potrebbe infatti ricevere un incremento tabellare e, contemporaneamente, perdere o vedere ridotta una parte delle indennità accessorie.
È proprio questo il rischio che il NurSind vuole evitare. Per il sindacato, il contratto dovrebbe aggiungere risorse, riconoscere il disagio e correggere le disparità esistenti, senza finanziare le novità attraverso una riduzione dei compensi già maturati.
La possibile firma del 29 luglio non chiuderebbe quindi soltanto una trattativa tecnica. Stabilirebbe se il rinnovo sarà in grado di offrire un miglioramento effettivo delle condizioni economiche o se, per una parte del personale, l’aumento previsto sulla carta potrebbe essere attenuato dalla revisione delle indennità.
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