Caserta, infermieri verso le Case di Comunità. NurSind: ''L’ospedale rischia di svuotarsi''
L’Asl scorre l’elenco fino a 500 unità tra infermieri e OSS. Il sindacato delle professioni infermieristiche avverte: "Il territorio va potenziato senza sottrarre professionisti al Sant’Anna e San Sebastiano"
di Giuseppe Provinzano
"Il rafforzamento dell’assistenza territoriale non può trasformarsi in un trasferimento di personale da una struttura già sotto pressione all’altra. A Caserta la corsa per rendere operative le Case di Comunità rischia infatti di aprire un nuovo fronte sul personale sanitario: infermieri e OSS dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano stanno rispondendo alle opportunità offerte dall’Asl, mentre il NurSind richiama l’attenzione sulle possibili conseguenze per gli organici dell’ospedale provinciale".
NurSind: "Case di Comunità sì, ma non svuotando l’ospedale di Caserta"
CASERTA, 09/10/2026 – Infermieri e operatori sociosanitari contesi tra ospedale e territorio, con il rischio che il potenziamento delle Case di Comunità finisca per tradursi in un progressivo impoverimento degli organici dell’Azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano di Caserta.
È il nodo sul quale accende i riflettori il NurSind, mentre l’Asl di Caserta procede con il reclutamento del personale destinato alle nuove strutture territoriali.
L’avviso avrebbe inizialmente riguardato 130 unità, ma l’Azienda sanitaria avrebbe deciso di ampliare sensibilmente la platea, procedendo con lo scorrimento dell’elenco fino a circa 500 posizioni, anche per compensare eventuali rinunce o indisponibilità maturate nel frattempo.
Una procedura che sta intercettando anche l’interesse di infermieri e OSS attualmente in servizio presso l’ospedale Sant’Anna e San Sebastiano.
Ed è proprio qui che, secondo il sindacato, emerge la contraddizione.
"È necessario garantire il personale alle Case di Comunità, ma non si può pensare di far funzionare la sanità territoriale indebolendo contemporaneamente quella ospedaliera. Il rischio è quello di spostare la carenza da una parte all’altra del sistema, senza risolvere il problema strutturale degli organici".
Il tema non riguarda, dunque, la necessità di rendere finalmente operative le strutture territoriali, considerate un tassello fondamentale del nuovo modello assistenziale, ma le modalità attraverso le quali reperire le risorse professionali necessarie.
Se una parte consistente dei professionisti dovesse lasciare l’Azienda ospedaliera per approdare all’Asl, il Sant’Anna e San Sebastiano potrebbe infatti trovarsi a gestire nuove difficoltà nella copertura dei servizi.
Il nodo dell’aspettativa
A complicare ulteriormente il quadro c’è la questione dell’aspettativa. Secondo quanto emerge, in alcuni casi l’Azienda ospedaliera non concederebbe l’aspettativa ai dipendenti intenzionati ad accettare il nuovo incarico presso l’Asl.
Una circostanza che potrebbe avere conseguenze rilevanti per gli stessi lavoratori. Chi scegliesse di lasciare l’ospedale senza la possibilità di conservare temporaneamente il proprio posto potrebbe infatti trovarsi, nell’eventualità di una mancata prosecuzione del rapporto con l’Asl o di un ripensamento, senza la possibilità di rientrare automaticamente nell’Azienda ospedaliera.
Per il NurSind serve quindi una gestione coordinata del personale, capace di tutelare sia la continuità assistenziale sia i professionisti coinvolti. Alimentare una competizione tra aziende pubbliche dello stesso territorio rischierebbe di produrre soltanto nuovi squilibri.
Il punto centrale resta il fabbisogno complessivo. Le Case di Comunità hanno bisogno di infermieri e OSS per passare dalla programmazione alla piena operatività, ma contemporaneamente l’ospedale deve poter continuare a garantire attività e livelli assistenziali senza vedere progressivamente ridursi le proprie risorse.
Ospedale e territorio, parte il tavolo congiunto
Il tema assume ancora maggiore rilevanza proprio mentre Asl di Caserta e Azienda ospedaliera Sant’Anna e San Sebastiano cercano di rafforzare la collaborazione tra assistenza ospedaliera e territoriale.
Nei giorni scorsi, nella sede della Direzione generale dell’Azienda ospedaliera, si è infatti insediato il primo tavolo tecnico congiunto tra le due aziende.
L’obiettivo è costruire percorsi più efficaci per la presa in carico dei pazienti dopo la dimissione ospedaliera, favorendo una maggiore continuità delle cure e riducendo la frammentazione tra ospedale e servizi territoriali, soprattutto per le persone fragili e per i pazienti affetti da patologie croniche.
Un percorso di integrazione che, tuttavia, secondo il NurSind, deve necessariamente comprendere anche una programmazione condivisa delle risorse umane.
"Ospedale e territorio non possono essere messi in competizione. Servono nuove assunzioni e una programmazione capace di rafforzare entrambi. Le Case di Comunità devono diventare realmente operative, ma questo obiettivo non può essere raggiunto lasciando scoperti reparti e servizi ospedalieri".
Una questione destinata quindi a pesare sull'organizzazione sanitaria casertana: rafforzare il territorio è indispensabile, ma farlo semplicemente trasferendo professionisti da un settore già in sofferenza rischia di lasciare invariata la carenza complessiva.
La vera sfida sarà costruire un sistema nel quale ospedale e territorio non si contendano infermieri e OSS, ma possano contare entrambi su organici adeguati. Ed è su questo terreno che il NurSind chiede una programmazione capace di accompagnare l’apertura delle nuove strutture con un reale incremento delle risorse professionali
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