Il lavoro degli infermieri che non compare nei dati: premiato al SIDMI lo studio della ASL 3 Nuoro
Al XXVIII Congresso nazionale SIDMI, la ricerca condotta dalla ASL 3 di Nuoro con l'Università UniCamillus di Roma ottiene l'Attestato di Qualità Scientifica. Al centro dell'indagine le Hidden Nursing Care, le prestazioni infermieristiche che rischiano di rimanere invisibili nei sistemi informativi. I primi risultati: 651 attività rilevate su 163 pazienti in un mese.
Gli infermieri svolgono ogni giorno attività cliniche, educative, organizzative e di coordinamento che contribuiscono alla qualità dell'assistenza, ma che non sempre trovano un riconoscimento nei sistemi utilizzati per registrare e misurare le prestazioni sanitarie. Un lavoro che esiste, richiede competenze e assorbe tempo professionale, ma che rischia di scomparire quando l'attività viene ricondotta esclusivamente alla disciplina medica di riferimento o non dispone di una modalità specifica di rilevazione.
È proprio questo il problema affrontato dallo studio «La rilevazione delle Hidden Nursing Care nelle piattaforme ambulatoriali della ASL 3 di Nuoro: un'indagine sul campo», condotto dalla ASL 3 di Nuoro in collaborazione con l'Università UniCamillus di Roma e premiato al XXVIII Congresso nazionale SIDMI – Società Italiana per la Direzione e il Management delle Professioni Infermieristiche, svoltosi il 23 e 24 ottobre 2026 presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma.
La ricerca ha ottenuto dal Comitato scientifico SIDMI l'Attestato di Qualità Scientifica quale miglior poster o contributo tecnico-scientifico, nell'ambito di un congresso dedicato al tema «Valore per la Salute. Leadership infermieristica e innovazione nelle organizzazioni sanitarie». Un riconoscimento che assume particolare significato perché riguarda un aspetto ancora poco rappresentato nei tradizionali strumenti di misurazione dell'attività sanitaria: quanto lavoro infermieristico viene effettivamente svolto negli ambulatori e quanto di questo lavoro risulta visibile nei dati utilizzati per programmare servizi, personale e risorse?
Hidden Nursing Care: quando l'assistenza viene erogata ma non riconosciuta nei flussi informativi
Il concetto di Hidden Nursing Care, letteralmente assistenza infermieristica nascosta, identifica quelle prestazioni che, pur essendo concretamente effettuate dagli infermieri, non vengono rilevate in maniera sistematica o non risultano chiaramente attribuite alla professione nei sistemi informativi aziendali.
Non si tratta necessariamente di attività non documentate nella cartella clinica o di prestazioni prive di valore assistenziale, ma di un problema di tracciabilità organizzativa e attribuzione professionale. Un intervento può essere correttamente eseguito, contribuire al percorso di cura e richiedere competenze specialistiche, senza che i dati amministrativi e gestionali consentano di identificare con precisione il professionista che lo ha realizzato e il tempo impiegato.
La conseguenza è tutt'altro che marginale. Quando una parte dell'attività infermieristica non viene misurata, anche la rappresentazione dei carichi di lavoro rischia di essere incompleta. Le aziende sanitarie possono così disporre di informazioni dettagliate sulle prestazioni ambulatoriali complessive, ma non necessariamente sul contributo specifico degli infermieri, con possibili ripercussioni sulla programmazione degli organici, sulla distribuzione delle risorse e sulla costruzione di modelli organizzativi basati sulle competenze.
La ricerca realizzata a Nuoro nasce proprio dall'esigenza di superare questa difficoltà, rendendo visibili prestazioni e tempi di esecuzione nelle piattaforme ambulatoriali dell'Ospedale San Francesco.
Lo studio: una rilevazione sul campo delle attività infermieristiche
L'indagine è stata impostata come studio osservazionale descrittivo, attraverso un sistema di raccolta dei dati sviluppato sulla piattaforma Smartsheet, condiviso con la direzione strategica e con il personale della piattaforma ambulatoriale, dopo un'attività di formazione.
Il periodo complessivo di rilevazione indicato nel progetto si estende da agosto 2026 a febbraio 2027, mentre i risultati presentati al Congresso SIDMI si riferiscono al solo mese di settembre 2026. Si tratta quindi di dati preliminari, che consentono di osservare la distribuzione delle prestazioni in una prima finestra temporale, ma non rappresentano ancora l'esito definitivo dell'intero percorso di ricerca.
La scelta metodologica permette di raccogliere informazioni non soltanto sul numero delle attività effettuate, ma anche sulla loro tipologia e sui tempi necessari per eseguirle. È un elemento fondamentale perché il semplice conteggio delle prestazioni non restituisce necessariamente la complessità dell'assistenza infermieristica: attività differenti possono richiedere tempi, competenze e livelli di responsabilità molto diversi.
L'obiettivo non è dunque produrre un ulteriore adempimento burocratico, ma costruire una base informativa più attendibile per comprendere come viene utilizzato il tempo infermieristico e quali prestazioni contribuiscono concretamente al funzionamento degli ambulatori.
I primi risultati: 651 prestazioni per 163 pazienti
I dati relativi a settembre 2026 documentano 651 prestazioni infermieristiche erogate a 163 pazienti, con una media di circa quattro prestazioni per paziente. Il risultato mostra come, all'interno del percorso ambulatoriale, l'assistenza infermieristica possa comprendere una pluralità di interventi che non si esauriscono nell'esecuzione di una singola procedura tecnica.
La distribuzione delle attività rilevate evidenzia che la prestazione più frequente è il prelievo venoso, pari al 26,88% del totale, seguito dalla prenotazione degli appuntamenti e dal follow-up, con il 20,12%, e dalle attività di accertamento, valutazione e monitoraggio infermieristico, che rappresentano il 17,20%.
Queste tre categorie, considerate insieme, costituiscono oltre il 64% delle prestazioni registrate. Il dato è significativo perché affianca ad attività tecniche facilmente identificabili, come il prelievo, interventi di valutazione clinica e di continuità organizzativa che rischiano di essere considerati secondari, pur contribuendo al percorso assistenziale.
La rilevazione indica inoltre che il 69% delle prestazioni afferisce all'area medica, mentre l'86% delle attività ha richiesto un tempo di esecuzione fino a cinque minuti. Quest'ultimo dato merita una lettura attenta: la breve durata di una prestazione non ne determina automaticamente la semplicità o il minore valore professionale, soprattutto quando l'intervento richiede capacità di valutazione, conoscenze cliniche o decisioni assistenziali specifiche.
Allo stesso tempo, i risultati non consentono ancora di quantificare l'intero carico di lavoro della piattaforma ambulatoriale, perché la rilevazione presentata riguarda un periodo limitato e descrive le prestazioni registrate secondo le categorie previste dallo studio. Per trasformare questi dati in indicazioni strutturali sugli organici sarà necessario considerarli insieme ai volumi complessivi di attività, alla distribuzione temporale del lavoro e alle caratteristiche organizzative dei servizi.
Il caso delle stomie: l'infermiere specialista lavora, ma la prestazione risulta attribuita alla chirurgia
Uno degli esempi più significativi emersi dalla ricerca riguarda la gestione delle stomie, un ambito nel quale l'intervento infermieristico specialistico comprende non soltanto l'esecuzione di procedure assistenziali, ma anche attività educative fondamentali per favorire l'autonomia della persona.
Secondo i primi risultati, l'educazione terapeutica è stata rilevata nel 100% dei trattamenti di gestione delle stomie osservati, con una durata indicata tra sei e dieci minuti e la presenza esclusiva dell'infermiere specialista.
È proprio qui che emerge con particolare evidenza il fenomeno delle Hidden Nursing Care. Nei sistemi di prenotazione e registrazione delle prestazioni, infatti, la gestione delle stomie può risultare attribuita alla disciplina di Chirurgia Generale, nonostante l'intervento venga concretamente erogato dall'infermiere.
L'attribuzione amministrativa alla disciplina medica non significa che il contributo infermieristico non sia riconosciuto sul piano clinico, ma può renderlo poco visibile nei flussi utilizzati per analizzare la produzione assistenziale. Se il sistema registra la prestazione sotto una determinata branca specialistica senza identificare adeguatamente l'attività svolta dall'infermiere, il rischio è che il lavoro professionale venga assorbito in una categoria più ampia, perdendo la propria specificità nella lettura dei dati.
Il problema non è soltanto simbolico. Ciò che non viene misurato con sufficiente precisione può diventare più difficile da rappresentare nelle decisioni organizzative, soprattutto quando si devono giustificare la presenza di professionisti specialisti, la distribuzione del personale o lo sviluppo di ambulatori a gestione infermieristica.
Misurare il lavoro infermieristico per programmare meglio gli organici
La prospettiva più interessante dello studio riguarda le possibili applicazioni organizzative. Disporre di dati sulle prestazioni effettivamente svolte dagli infermieri e sui relativi tempi può consentire alle direzioni delle professioni sanitarie di costruire una rappresentazione più precisa dell'attività assistenziale e di utilizzare queste informazioni nella programmazione delle risorse.
È un passaggio particolarmente importante in un sistema sanitario nel quale la discussione sul fabbisogno infermieristico si concentra spesso sul rapporto numerico tra professionisti e pazienti, senza riuscire sempre a rappresentare la varietà delle attività svolte, soprattutto nei servizi ambulatoriali e territoriali.
La rilevazione delle Hidden Nursing Care può contribuire a individuare quali competenze vengono effettivamente impiegate, quali attività assorbono tempo professionale e dove esistono margini per migliorare l'organizzazione del lavoro. Può inoltre offrire elementi utili per sviluppare modelli assistenziali orientati alle competenze, nei quali il contributo dell'infermiere sia identificabile e valorizzato anche nei sistemi di gestione.
Rimane però una distinzione da mantenere: rendere visibili le prestazioni non equivale automaticamente a ottenere più personale o maggiori risorse economiche. La misurazione costituisce uno strumento conoscitivo che può sostenere le decisioni, ma la traduzione dei risultati in nuovi assetti organizzativi richiede scelte gestionali, investimenti e una valutazione complessiva dei bisogni assistenziali.
Il valore della ricerca risiede proprio nella possibilità di fornire una base documentata a queste decisioni, superando una rappresentazione dell'attività infermieristica che rischia di dipendere prevalentemente dalle prestazioni formalmente attribuite alle discipline mediche.
Il riconoscimento SIDMI e il contributo del gruppo di ricerca
Lo studio è stato realizzato da un gruppo multidisciplinare composto da L. Apuzzo, A. Carrus, E. Fois, N. Giannetta, S. Evangelista, M.A. Calvisi, G. Doa, F. Tuvoni, F. Trotta e F. D'Agostino, nell'ambito della collaborazione tra la ASL 3 di Nuoro e l'Università UniCamillus di Roma.
Al Congresso nazionale SIDMI hanno partecipato, in rappresentanza dell'azienda sanitaria, Alessandro Carrus, direttore della Struttura complessa Professioni Sanitarie, Emanuel Fois, dirigente delle professioni sanitarie, e Luigi Apuzzo, dirigente delle professioni sanitarie e IFO Project Manager.
Il riconoscimento attribuito dal Comitato scientifico SIDMI valorizza un progetto che affronta una questione centrale per il management infermieristico: rendere misurabile il contributo della professione nei processi assistenziali, anche quando questo non emerge con sufficiente chiarezza dai tradizionali sistemi di registrazione.
La soddisfazione è stata espressa anche dalla direzione strategica della ASL 3 di Nuoro. Il direttore generale Francesco Trotta e la direttrice sanitaria Maria Antonietta Calvisi hanno sottolineato il sostegno assicurato al progetto fin dalle sue prime fasi, riconoscendo nel premio un risultato importante per l'attività scientifica e professionale dell'azienda e ringraziando il personale dirigenziale e gli operatori della piattaforma ambulatoriale dell'Ospedale San Francesco.
La sfida: dare valore a ciò che gli infermieri fanno, non soltanto a ciò che il sistema registra
Il riconoscimento ottenuto dalla ASL 3 di Nuoro porta all'attenzione una criticità che supera il singolo contesto aziendale: il lavoro infermieristico non sempre coincide con ciò che i sistemi informativi riescono a rappresentare.
La questione diventa ancora più rilevante quando le prestazioni sono integrate in percorsi multidisciplinari, nei quali la registrazione amministrativa segue la disciplina medica di riferimento e non identifica necessariamente tutte le attività professionali che contribuiscono al risultato assistenziale.
Lo studio sulle Hidden Nursing Care propone una strada concreta per affrontare questa criticità, attraverso la rilevazione sistematica delle prestazioni, dei tempi e delle competenze coinvolte. I dati preliminari non permettono ancora di trarre conclusioni definitive sull'intero periodo di osservazione, ma mostrano già quanto sia articolato il contributo infermieristico all'interno delle piattaforme ambulatoriali.
La sfida, adesso, sarà trasformare la visibilità del lavoro in una maggiore capacità di programmazione e valorizzazione professionale. Perché riconoscere ciò che gli infermieri fanno non significa soltanto attribuire correttamente una prestazione, ma disporre delle informazioni necessarie per organizzare i servizi in modo più coerente con le competenze impiegate e con i bisogni delle persone assistite.
Risultati preliminari – settembre 2026
di