NurSind, quarta vittoria sui buoni pasto: il Tribunale condanna ancora l'ASREM
Campobasso, nuova sentenza favorevole a tre infermieri dell'ospedale Cardarelli. Il sindacato denuncia il peso dei contenziosi sulle risorse pubbliche: "Basta spendere soldi della sanità in cause giudiziarie".
di Giuseppe Provinzano
"Quattro sentenze favorevoli, una controversia che continua a trascinarsi nelle aule giudiziarie e un'Azienda sanitaria chiamata ancora una volta a rispondere del mancato riconoscimento dei buoni pasto ai propri dipendenti. In Molise, il NurSind conquista un nuovo risultato nella battaglia per la tutela dei diritti del personale infermieristico, riportando al centro del dibattito non soltanto il rispetto delle disposizioni contrattuali, ma anche il tema della gestione delle risorse economiche destinate alla sanità pubblica.
La nuova pronuncia del Tribunale di Campobasso rafforza le ragioni sostenute dal sindacato e riaccende i riflettori sulle conseguenze economiche di un contenzioso che, secondo il NurSind, avrebbe potuto trovare una soluzione senza il ripetuto ricorso alla magistratura".
Buoni pasto negati agli infermieri, il NurSind ottiene la quarta sentenza favorevole
CAMPOBASSO, 08/10/2026 – Un'altra pronuncia favorevole ai lavoratori e una nuova condanna per l'ASREM, Azienda Sanitaria Regionale del Molise. Il Tribunale del Lavoro di Campobasso, con sentenza del 6 ottobre 2026, ha accolto le richieste di tre infermieri in servizio presso l'ospedale Cardarelli, riconoscendo le loro ragioni nella controversia relativa al mancato accesso alla mensa aziendale e ai buoni pasto sostitutivi.
Si tratta della quarta vittoria giudiziaria consecutiva ottenuta dal NurSind nell'ambito di una vertenza che riguarda il trattamento riservato al personale sanitario turnista e, in particolare, il riconoscimento del diritto alla pausa e alla fruizione del pasto durante l'attività lavorativa.
Al centro della controversia, un regolamento aziendale che prevedeva l'accesso al servizio mensa soltanto per i dipendenti impegnati in turni superiori alle otto ore, escludendo di fatto una parte consistente del personale infermieristico.
Una disposizione contestata dal sindacato perché ritenuta incompatibile con il quadro normativo e contrattuale di riferimento.
Il nodo delle sei ore: il regolamento aziendale bocciato dal Tribunale
La questione ruota attorno a una differenza apparentemente limitata, ma dalle conseguenze economiche significative: sei oppure otto ore di servizio per maturare il diritto alla pausa e al pasto.
Secondo quanto riferito dal NurSind, il Tribunale ha nuovamente riconosciuto l'illegittimità delle limitazioni introdotte dal precedente regolamento ASREM, richiamando i principi contenuti nella normativa nazionale, nella contrattazione collettiva del comparto sanitario e negli orientamenti della Corte di Cassazione.
Il diritto alla pausa, finalizzato anche al recupero delle energie psicofisiche, assume particolare rilevanza per chi opera nei servizi ospedalieri, dove l'attività assistenziale richiede continuità, attenzione e responsabilità professionale.
Nella controversia esaminata, il giudice ha accolto le richieste dei tre infermieri, disponendo il ristoro economico per i buoni pasto non riconosciuti, maturati nel corso degli anni di servizio.
Un riconoscimento che, secondo il sindacato, riguarda complessivamente centinaia di buoni pasto e che conferma la fondatezza delle rivendicazioni portate avanti a tutela dei dipendenti.
Il NurSind: "Quattro vittorie, ma l'ASREM continua a resistere in giudizio"
La nuova decisione giudiziaria assume un significato ancora più rilevante alla luce di un elemento evidenziato dal NurSind: l'ASREM avrebbe già modificato il proprio regolamento interno, adeguandolo agli orientamenti giurisprudenziali in materia.
Nonostante questo aggiornamento, rimangono aperte le controversie relative ai diritti economici maturati dai dipendenti negli anni precedenti.
Secondo l'organizzazione sindacale, la scelta aziendale di proseguire nei contenziosi, anche attraverso l'impugnazione delle sentenze, rischia di determinare un ulteriore incremento degli oneri economici.
Alle somme eventualmente dovute ai lavoratori si aggiungono infatti le spese processuali e gli ulteriori costi che potrebbero derivare dal protrarsi delle controversie.
Una situazione sulla quale interviene con fermezza Sonia Lepore, segretaria regionale del NurSind Molise, che esprime soddisfazione per il risultato raggiunto, ma anche forte preoccupazione per le conseguenze della strategia giudiziaria aziendale.
"Siamo estremamente soddisfatti per questa quarta vittoria sul campo, ma il quadro generale lascia amareggiati".
La rappresentante sindacale richiama quindi l'attenzione sulla responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche, contestando la scelta di continuare a sostenere procedimenti giudiziari su una materia già oggetto di ripetute pronunce sfavorevoli all'Azienda.
"L'ASREM dovrebbe fare una seria riflessione su come spende i soldi pubblici. Continuare a impantanarsi in cause perse in partenza, resistendo in giudizio e persino impugnando le sentenze in appello, significa sottrarre risorse preziose alla sanità molisana per versarle in spese legali, risarcimenti e interessi accumulati".
Parole che spostano l'attenzione dal singolo riconoscimento economico a una questione più ampia, quella dell'utilizzo delle risorse destinate al sistema sanitario regionale.
"I soldi della collettività e della sanità pubblica dovrebbero servire ad erogare servizi ai cittadini e a valorizzare chi lavora in prima linea, non a finanziare contenziosi persi in partenza per ostinazione burocratica".
La partita non è chiusa: attesa per il primo giudizio d'appello
La quarta pronuncia favorevole non rappresenta ancora la conclusione definitiva della vicenda giudiziaria.
L'attenzione del NurSind è ora rivolta al primo procedimento d'appello promosso dall'ASREM, il cui esito potrebbe assumere particolare rilevanza per le controversie ancora aperte.
Il sindacato manifesta fiducia nella conferma delle decisioni già adottate in primo grado, sostenendo che il quadro normativo e gli orientamenti giurisprudenziali offrano elementi solidi a sostegno delle rivendicazioni dei lavoratori.
Resta tuttavia necessario attendere la pronuncia dei giudici di secondo grado, che saranno chiamati a valutare autonomamente le questioni sottoposte al loro esame.
Per il NurSind, la vicenda rappresenta anche un banco di prova sul piano delle relazioni sindacali: il riconoscimento dei diritti contrattuali, sostiene l'organizzazione, non dovrebbe richiedere sistematicamente l'intervento della magistratura.
Diritti dei lavoratori e risorse pubbliche: la questione va oltre i buoni pasto
La vertenza molisana evidenzia una problematica che supera il valore economico dei singoli buoni pasto.
In gioco vi sono il rispetto delle condizioni di lavoro, la corretta applicazione della contrattazione collettiva e la capacità delle amministrazioni sanitarie di prevenire controversie attraverso un confronto costruttivo con le rappresentanze dei lavoratori.
Quattro sentenze favorevoli al NurSind rappresentano un risultato sindacale significativo, ma pongono anche un interrogativo sulla possibilità di risolvere le posizioni ancora controverse evitando ulteriori costi giudiziari.
Il sindacato ribadisce la volontà di proseguire la propria azione a tutela del personale infermieristico e degli altri professionisti sanitari interessati, rivendicando il pieno riconoscimento dei diritti maturati.
La vicenda, dunque, non si chiude con la quarta sentenza. Mentre si attende il pronunciamento in appello, resta aperta una questione fondamentale: quanto può costare alla sanità pubblica il mancato riconoscimento tempestivo di un diritto dei lavoratori?
Per il NurSind, la risposta passa dal rispetto dei contratti, dalla tutela della dignità professionale e da una gestione delle risorse pubbliche che privilegi l'assistenza ai cittadini anziché il protrarsi dei contenziosi.
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