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Caregiver familiari, la riforma alla Camera: fino a 400 euro al mese e nuove tutele

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 14/10/2026

AttualitàGovernoParlamento

 

Il disegno di legge sul riconoscimento di chi assiste un familiare introduce un sistema di certificazione INPS, sostegni economici dal 2027, flessibilità lavorativa e misure per il benessere psicofisico. Ecco chi potrebbe beneficiarne e cosa prevede il testo.

Il riconoscimento giuridico dei caregiver familiari, le persone che ogni giorno assistono un coniuge, un genitore, un figlio o un altro familiare in condizioni di disabilità o non autosufficienza, compie un nuovo passaggio parlamentare. Al centro dell'esame della Camera dei deputati c'è il disegno di legge A.C. 2789, intitolato «Riconoscimento e tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari», presentato dal ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli e modificato durante l'esame della Commissione Affari sociali.

Il provvedimento affronta una questione che coinvolge direttamente anche il sistema sanitario: il lavoro di cura svolto dalle famiglie, spesso indispensabile per garantire continuità assistenziale a persone anziane, fragili o con disabilità, ma non sempre accompagnato da strumenti adeguati di riconoscimento e sostegno.

Le novità riguardano la definizione della figura del caregiver, la certificazione attraverso l'INPS, la possibilità di ottenere un contributo economico, la conciliazione tra lavoro e assistenza, il riconoscimento delle competenze maturate e l'accesso a interventi di supporto psicologico e sociosanitario.

Il testo allegato è quello licenziato dalla Commissione per l'esame in Aula. Le disposizioni descritte non sono ancora diritti operativi, poiché il provvedimento deve completare l'iter legislativo.

Chi sarà riconosciuto come caregiver familiare

Il disegno di legge individua come caregiver familiare la persona maggiorenne che si prende cura del coniuge, del partner unito civilmente, del convivente di fatto, di un figlio, di un parente o affine entro il secondo grado e, nelle condizioni previste dalla normativa, anche di un parente entro il terzo grado.

La persona assistita deve trovarsi in una delle condizioni individuate dal provvedimento, tra cui la disabilità grave ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 104/1992, il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento oppure una condizione di non autosufficienza certificata.

L'attività di assistenza comprende il sostegno nei bisogni primari, nella mobilità, nelle attività quotidiane, nella vita di relazione e nella gestione delle incombenze necessarie alla persona assistita. Il caregiver viene inoltre inserito nel sistema dei servizi attraverso il raccordo con il progetto di vita, il Progetto assistenziale individualizzato (PAI) e gli altri strumenti di pianificazione previsti dalla normativa.

Un elemento significativo è il riconoscimento di diversi livelli di impegno assistenziale, misurati in ore settimanali. Il testo distingue il caregiver prevalente, convivente e impegnato per almeno 91 ore alla settimana, dal caregiver convivente che presta tra 30 e meno di 91 ore, dal caregiver non convivente impegnato per almeno 30 ore e da chi garantisce tra 10 e meno di 30 ore di assistenza settimanale.

Questa classificazione è determinante perché non tutte le misure di sostegno sono destinate indistintamente a ogni caregiver.

Contributo economico dal 2027: fino a 400 euro al mese, ma con requisiti precisi

La disposizione di maggiore interesse economico è contenuta nell'articolo 14 del testo della Commissione, che prevede, a partire dal 2027, un contributo per i caregiver familiari prevalenti.

Il beneficio è riservato a chi presta assistenza per almeno 91 ore settimanali, convive con la persona assistita e soddisfa ulteriori condizioni reddituali. In particolare, il caregiver non deve svolgere attività lavorativa oppure deve percepire da essa un reddito non superiore a 3.000 euro lordi annui. Il valore dell'ISEE non deve superare 25.000 euro.

Il contributo viene determinato trimestralmente entro il limite massimo di 1.200 euro per trimestre, equivalente a 400 euro mensili. Quest'ultima cifra rappresenta dunque un tetto massimo, non un importo fisso garantito a tutti gli aventi diritto.

Per gli ISEE fino a 15.000 euro, l'importo trimestrale viene determinato senza ulteriori differenziazioni legate all'indicatore economico, nei limiti delle risorse disponibili. Per gli ISEE superiori a 15.000 euro e fino a 25.000 euro, invece, il contributo viene progressivamente ridotto secondo una formula prevista dal testo.

Il provvedimento stabilisce inoltre che il sostegno possa essere riconosciuto per un massimo di due persone assistite e che, quando entrambi i genitori sono individuati come caregiver dello stesso figlio, il contributo sia unico e suddiviso tra loro.

Non si tratta quindi di un assegno universale per tutti i familiari che prestano assistenza, ma di una misura selettiva, collegata all'intensità dell'impegno di cura e alla situazione economica del beneficiario.

Riconoscimento tramite INPS: prevista una piattaforma dal 2027

Un'altra novità riguarda la procedura di riconoscimento formale del caregiver familiare, affidata all'INPS.

Secondo l'articolo 4, l'Istituto dovrebbe rendere disponibile una piattaforma informatica entro il 2 gennaio 2027, attraverso la quale avviare la procedura di riconoscimento. L'istanza viene presentata dalla persona assistita oppure, nei casi previsti, dal tutore, dall'amministratore di sostegno o dai genitori del minore.

La richiesta deve contenere le informazioni sulla persona assistita, sull'identità dei caregiver individuati, sul rapporto familiare, sull'eventuale convivenza e sul carico assistenziale dichiarato. È prevista anche l'accettazione dell'incarico da parte del caregiver.

La procedura dovrebbe concludersi entro 30 giorni dall'invio della domanda, con il rilascio di un certificato attestante la qualifica e il profilo riconosciuto. Il testo disciplina inoltre la possibilità di chiedere il riesame di un eventuale diniego.

Il riconoscimento formale assume particolare importanza perché consente di identificare le persone che svolgono effettivamente attività di cura e di collegare tale attività alle diverse misure previste dalla riforma.

Lavoratori caregiver: orari flessibili, part-time e ferie solidali

La riforma interviene anche sul rapporto tra attività lavorativa e responsabilità assistenziali, una questione particolarmente rilevante per i dipendenti che devono conciliare turni, orari e presenza accanto a un familiare non autosufficiente.

L'articolo 8 riconosce ai caregiver prevalenti e ai caregiver conviventi con almeno 30 ore settimanali di assistenza la possibilità di richiedere una modifica delle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa o dell'orario di lavoro, quando necessaria per garantire l'assistenza.

È prevista anche la possibilità di richiedere il lavoro agile, laddove compatibile con la natura della prestazione, oltre alla priorità nella trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, con diritto al successivo ripristino del tempo pieno.

Per gli infermieri e gli altri professionisti sanitari che lavorano in presenza, il lavoro agile non sarebbe generalmente applicabile all'attività assistenziale diretta. Potrebbero invece assumere rilievo le richieste di rimodulazione dell'orario e le forme di conciliazione compatibili con l'organizzazione del servizio.

Il testo introduce inoltre la possibilità per i colleghi dello stesso datore di lavoro di cedere gratuitamente ferie e riposi maturati a favore del caregiver familiare appartenente ai profili individuati dalla disposizione. Le modalità concrete di utilizzo vengono demandate alla contrattazione collettiva applicabile.

È importante distinguere questa previsione da un nuovo congedo retribuito a carico del datore di lavoro: la misura si fonda sulla cessione volontaria di ferie e riposi da parte di altri lavoratori.

Genitori caregiver: congedo parentale fino ai 18 anni del figlio con disabilità

Tra le disposizioni sulla conciliazione compare anche un intervento specifico per i genitori che assistono figli con disabilità.

A decorrere dal 2027, il testo prevede che il congedo parentale e il relativo prolungamento, nei casi disciplinati dal decreto legislativo 151/2001, possano essere fruiti fino al compimento della maggiore età della persona assistita.

La previsione estenderebbe quindi il limite anagrafico di fruizione, senza introdurre automaticamente un aumento della durata complessiva dei periodi di congedo già disciplinati dalla normativa.

Sostegno psicologico, formazione e interventi di sollievo

Il disegno di legge dedica particolare attenzione al benessere psicofisico del caregiver, riconoscendo che l'assistenza continuativa può comportare un carico rilevante sul piano fisico, emotivo e organizzativo.

L'articolo 12 prevede che le misure di sostegno siano inserite nel progetto di vita, nel PAI o negli altri piani di intervento, tenendo conto dei bisogni del caregiver e della situazione familiare.

Tra le possibilità contemplate figurano la sostituzione nell'attività assistenziale in caso di emergenza, interventi di sollievo programmati, sostegno psicologico, accesso gratuito a percorsi di formazione specifica, visite domiciliari, televisite e teleconsulti.

Viene inoltre considerata la possibilità di programmare con le strutture sanitarie e sociosanitarie gli interventi necessari a tutelare la salute dello stesso caregiver e di prevedere, a parità di condizioni sanitarie, forme di accesso preferenziale per ridurre i tempi di attesa.

L'effettiva attuazione delle misure resta collegata alla valutazione dei bisogni, alla programmazione assistenziale e alle risorse disponibili. Non tutte le prestazioni elencate costituiscono quindi benefici automatici e immediatamente esigibili.

Le competenze di cura potranno essere riconosciute anche nel lavoro e nella formazione

Un altro aspetto innovativo riguarda il valore delle competenze sviluppate attraverso l'assistenza familiare.

L'articolo 7 prevede che l'esperienza maturata dai caregiver appartenenti ai profili con almeno 30 ore settimanali possa essere certificata dagli organismi competenti, secondo la normativa vigente, oppure riconosciuta come credito formativo per l'acquisizione della qualifica di operatore socio-sanitario o di altre figure dell'area sociosanitaria.

La disposizione non comporta il conseguimento automatico di una qualifica professionale, ma apre alla possibilità di valorizzare competenze effettivamente acquisite attraverso procedure di certificazione e riconoscimento.

Sono previste anche misure in ambito scolastico e universitario. Gli atenei, nell'esercizio della propria autonomia, potranno riconoscere crediti formativi extracurriculari, agevolare la frequenza e disciplinare il recupero delle attività formative quando il caregiver documenti un impedimento.

Per gli studenti caregiver con un carico di assistenza di almeno 30 ore settimanali, il testo introduce inoltre una specifica previsione nell'ambito delle categorie per le quali le università possono stabilire esoneri dalle tasse e dai contributi universitari.

Cosa cambia per infermieri e servizi territoriali

Il provvedimento presenta ricadute potenzialmente significative anche per l'organizzazione dell'assistenza sanitaria e sociosanitaria, soprattutto nei percorsi dedicati a persone con disabilità, anziani non autosufficienti e pazienti con bisogni complessi.

Il caregiver familiare viene riconosciuto come soggetto da coinvolgere nei processi di valutazione multidimensionale, pianificazione e monitoraggio degli interventi, nel rispetto della volontà della persona assistita.

Questo coinvolgimento può assumere particolare rilievo per gli infermieri di famiglia e di comunità, i professionisti impegnati nell'assistenza domiciliare, le équipe delle cure primarie e i servizi territoriali, nei quali la continuità assistenziale dipende frequentemente dall'integrazione tra interventi professionali e sostegno familiare.

Il riconoscimento del caregiver non deve tuttavia essere interpretato come una sostituzione dell'assistenza professionale con il lavoro gratuito dei familiari. Le competenze cliniche, la valutazione dei bisogni sanitari e la responsabilità degli interventi professionali rimangono in capo agli operatori e ai servizi competenti.

La sfida sarà piuttosto costruire un rapporto più strutturato tra rete familiare e rete sanitaria, nel quale la persona che assiste venga informata, formata e sostenuta, senza che su di essa ricadano impropriamente responsabilità che appartengono al sistema pubblico dei servizi.

Le risorse e il percorso ancora da completare

Il testo della Commissione prevede una copertura finanziaria complessiva di 257 milioni di euro per il 2027 e 260 milioni annui dal 2028, destinata alle misure espressamente finanziate. Per il contributo economico ai caregiver prevalenti, in particolare, vengono stanziati 186,08 milioni di euro per il 2027, con importi successivi indicati nell'articolo 14.

Le risorse costituiscono un limite di spesa: l'ammontare effettivo del contributo dipenderà quindi anche dal numero dei beneficiari e dai criteri di determinazione previsti.

L'approvazione definitiva della riforma richiederà il completamento dell'iter parlamentare e, per numerose disposizioni, l'adozione di successivi provvedimenti attuativi.

Il riconoscimento del caregiver familiare rappresenta un passaggio importante sul piano culturale e organizzativo, perché attribuisce visibilità a un'attività che sostiene quotidianamente la continuità delle cure. Il suo valore concreto dipenderà però dalla capacità di trasformare le previsioni legislative in sostegni accessibili, servizi di sollievo realmente disponibili e percorsi assistenziali integrati, evitando che il riconoscimento formale rimanga separato dalle esigenze quotidiane delle famiglie.