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Buoni pasto da fame: il NurSind porta la clinica Malzoni davanti all’Ispettorato

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 22/02/2026

CampaniaNurSind dal territorio

Dopo dieci anni di sacrifici chiesti ai lavoratori, il sindacato degli infermieri dice basta

C’è una soglia oltre la quale il sacrificio smette di essere solidarietà e diventa ingiustizia. È su questa linea di confine che oggi si gioca una battaglia sindacale che parla a tutta la sanità privata italiana, non solo ad Avellino. Una battaglia che porta un nome preciso: NurSind.


Avellino, 22/02/2026. Due euro. È questa la cifra che, nel 2026, dovrebbe garantire un pasto a chi ogni giorno assicura assistenza, cura e sicurezza ai cittadini. Una cifra simbolica, quasi offensiva, che racconta meglio di mille parole il paradosso vissuto dagli operatori sanitari della Casa di cura Malzoni di Avellino. Ed è proprio da qui che prende forma la protesta guidata dal NurSind, il sindacato degli infermieri, che ha deciso di rompere il silenzio e aprire una vertenza formale, arrivando fino all’Ispettorato del Lavoro.

Una storia che affonda le radici dieci anni fa, quando i lavoratori accettarono consapevolmente una riduzione del valore del buono pasto. Una scelta sofferta ma solidale, nata per consentire la stabilizzazione dei colleghi precari in una fase di difficoltà aziendale. Un sacrificio condiviso, però, con una condizione chiara: la temporaneità. Una condizione che, secondo il NurSind, è stata completamente disattesa.

Infermieristicamente.it segue questa vertenza sin dalle sue origini. Già in un precedente approfondimento avevamo ricostruito come un sacrificio accettato dai lavoratori per spirito di solidarietà si fosse progressivamente trasformato in una penalizzazione strutturale e permanente, ben oltre i limiti dell’accordo originario.
Casa di Cura Malzoni, dieci anni dopo: quando il sacrificio diventa ingiustizia

«Nel 2016 fu sottoscritto un accordo che riduceva il valore del ticket pasto da 3,25 euro a 2 euro. Una misura accettata con spirito di solidarietà, ma con una natura intrinsecamente temporanea», ricorda il NurSind.

Quel tempo, però, è diventato un decennio. E ciò che doveva essere un aiuto transitorio si è trasformato, nei fatti, in una penalizzazione strutturale che pesa quotidianamente sulle tasche dei lavoratori. Da qui la decisione del sindacato di alzare il livello dello scontro, passando dalla richiesta al confronto formale.

A metterlo nero su bianco è stata la segretaria territoriale del NurSind di Avellino, Romina Iannuzzi, con parole che non lasciano spazio a interpretazioni.

«Dopo dieci anni di sacrifici, la pazienza è finita. Quello che doveva essere un aiuto temporaneo per far crescere l’azienda è diventato un prelievo forzoso che dura da un decennio», denuncia il NurSind.
«È inaccettabile che oggi, con il costo della vita schizzato alle stelle, un operatore sanitario debba ricevere un buono pasto da 2 euro, una cifra che non copre nemmeno l’acquisto di un panino».

Parole che riportano il dibattito sul terreno della dignità professionale, prima ancora che su quello economico. Perché, come sottolinea il sindacato, i lavoratori hanno fatto la loro parte, salvaguardando occupazione e stabilità. Ora tocca all’azienda restituire quanto tolto.

«I lavoratori hanno salvato i posti di lavoro dei colleghi dieci anni fa. Ora l’azienda deve restituire quanto sottratto. La clinica Malzoni è un’eccellenza del territorio, ma il prestigio non può poggiare sulle spalle e sul portafoglio dei dipendenti», ribadisce il NurSind.

Di fronte al mancato riscontro alle richieste avanzate, il sindacato ha scelto una strada chiara.

«Se la Casa di cura Malzoni sceglie il silenzio, noi scegliamo l’Ispettorato del Lavoro», afferma senza mezzi termini la segretaria territoriale.
«Ignorare i buoni pasto da 2 euro significa ignorare le famiglie di chi ogni giorno garantisce la salute dei cittadini. Andremo avanti in ogni sede, amministrativa e legale, finché il valore del ticket, adeguato all’inflazione, non tornerà nelle tasche dei lavoratori».

Nel frattempo, l’azienda ha dichiarato la propria disponibilità al confronto, annunciando l’intenzione di convocare a breve le organizzazioni sindacali. Ma per il NurSind il tempo delle promesse è finito: ora servono atti concreti e risposte verificabili.

Una vertenza che va oltre il singolo caso e che parla a tutto il sistema sanitario privato. Perché due euro non sono solo un buono pasto, sono il simbolo di quanto valore si è disposti a riconoscere al lavoro di chi cura.