Si tassano da soli per ascoltare i pazienti: la lezione degli studenti infermieri
C'è un'iniziativa nata dal basso, senza fondi istituzionali né campagne di comunicazione, che in questi giorni sta facendo parlare di sé nel mondo della sanità italiana. Protagonisti sono trenta studenti del secondo anno del corso di laurea in Infermieristica dell'Università Vanvitelli, con sede all'IRCCS Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli.
I ragazzi hanno deciso di autotassarsi per dare vita a un'iniziativa speciale rivolta ai pazienti oncologici: hanno distribuito nei reparti dei "biglietti emozionali" e fogli bianchi, invitando i pazienti a scrivere liberamente pensieri, desideri e stati d'animo. Un gesto apparentemente semplice, che si è rivelato capace di aprire una finestra autentica sulla vita in corsia.
Ne è nato un racconto intenso, fatto di emozioni autentiche e bisogni spesso inespressi. Tra tutte le parole raccolte, una è emersa con forza: "tornare a casa". Un desiderio essenziale, che racchiude il bisogno di normalità e serenità. Accanto a questo, i pazienti hanno espresso anche richieste più concrete, come poter finalmente effettuare esami diagnostici rimandati più volte, come la Pet.
A spiegare le motivazioni che hanno spinto il gruppo sono stati gli stessi studenti: "Abbiamo voluto ascoltare davvero i pazienti, dando loro uno spazio libero per esprimersi. Da quei fogli è venuto fuori un bisogno forte di normalità, ma anche di attenzione".
L'iniziativa non si esaurisce nella raccolta dei messaggi. La direttrice del corso di laurea, Maria Rosaria Esposito, ha annunciato l'avvio di uno studio basato proprio sulle parole raccolte, con l'obiettivo di trasformare quei messaggi in indicazioni utili per migliorare l'assistenza e rispondere in modo più mirato ai bisogni dei pazienti. "Partiremo dalla parola più ricorrente", ha spiegato Esposito, "per capire come tradurre quel bisogno in azioni concrete."
Anche la direzione dell'istituto ha accolto con favore il progetto. Il direttore generale del Pascale, Maurizio Di Mauro, ha dichiarato: "questa iniziativa dimostra quanto sia importante mettere al centro la voce dei pazienti. Ascoltarli non è solo un gesto di umanità, ma un vero strumento per migliorare la qualità dell'assistenza. Siamo orgogliosi dei nostri studenti, e dei loro coordinatori, che hanno saputo trasformare l'attenzione in azione concreta”.
Quello che colpisce di questa storia è la sua origine: non un progetto calato dall'alto, ma una scelta volontaria e autofinanziata di giovani che si stanno formando per prendersi cura degli altri. Questi futuri infermieri hanno scelto di fermarsi ad ascoltare e di farlo con i propri soldi. Un piccolo progetto, nato dal basso che punta a portare un cambiamento reale: perché, anche in ospedale, ascoltare può essere il primo passo per curare.
A loro rivolgo l'augurio di mantenere viva questa passione empatica e professionale. Al direttore generale Di Mauro chiedo invece di rimborsarli ed anzi di aggiungerci qualcosa.
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