Le Regioni dicono ok al DDL di riforma delle professioni sanitarie
Nella seduta odierna la Conferenza Stato Regioni ha espresso parere favorevole il 5 febbraio 2026 sullo schema di disegno di legge delega al Governo per il riordino delle professioni sanitarie e la responsabilità professionale. Questo passaggio è parte del percorso previsto dal disegno di legge delega sul riordino delle professioni sanitarie, che mira a ridefinire i profili professionali, l’accesso alle professioni e il riconoscimento delle nuove figure sanitarie.
Contenuti Principali del DDL
Il provvedimento delega il Governo ad adottare entro il 31 dicembre 2026 uno o più decreti legislativi su tre assi: ridefinizione di percorsi formativi e competenze professionali; potenziamento del personale sanitario con incentivi, certificazione nazionale e uso responsabile dell'IA; riforma della responsabilità professionale, inclusa stabilizzazione dello scudo penale.
Prevede criteri generali come incremento organici, snellimento formazione specialistica, abrogazione norme obsolete e invarianza finanziaria, con coinvolgimento delle Regioni via intesa in Conferenza.
Posizione delle Regioni
Le Regioni hanno accolto il testo con favore, ma condizionato a un loro ruolo attivo nei decreti attuativi, accolto dal Ministero della Salute per garantire uniformità nel SSN senza oneri aggiuntivi.
Questo si lega a criticità come la frammentazione formativa degli IFeC (es. Lazio vs altre regioni), puntando a standard nazionali per superare eterogeneità derivanti da PNRR e DM 77/2022.
Dettagli del Parere
Le Regioni hanno dato il via libera, condizionandolo però a un coinvolgimento effettivo nella stesura dei decreti attuativi, che richiederanno specifica intesa in Conferenza. Il Ministero della Salute ha accolto questa richiesta, garantendo interlocuzioni positive per armonizzare formazione, competenze e responsabilità nel SSN. In particolare, il parere favorevole è stato accompagnato da alcune osservazioni e raccomandazioni sulle modalità di attuazione della delega, per garantire:
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un adeguato coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome;
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la valorizzazione delle competenze già definite nei sistemi sanitari regionali;
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la coerenza con la programmazione del personale del Servizio sanitario nazionale (SSN).
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