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ALTER-EGO. Può un robot sostituire parte del lavoro infermieristico? A Milano ci stanno provando

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 22/05/2026

Cronache sanitarieProfessione e lavoroStandard Assistenziali

E se il robot potesse fare il giro di visite al posto tuo, mentre tu sei accanto a un altro paziente?

Non è fantascienza. È quello che sta accadendo a Milano, dove da maggio 2026 un robot umanoide di nome ALTER-EGO percorre i corridoi dell'IRCCS Maugeri accanto ai pazienti con Sclerosi Laterale Amiotrofica. Per chi lavora in ambito infermieristico e soprattutto per chi si occupa di assistenza domiciliare, questa sperimentazione merita attenzione, perché parla direttamente di uno dei nodi più critici del nursing territoriale: la continuità delle cure dopo le dimissioni.

 

Il problema che ogni infermiere domiciliare conosce bene

Chi lavora sul territorio sa cosa significa il momento della dimissione per un paziente con SLA. Da un lato la struttura ospedaliera, con monitoraggio continuo, personale dedicato, strumentazione. Dall'altro il domicilio, con il caregiver familiare spesso solo, i controlli diradati, la sensazione reciproca di essere lasciati senza rete. ALTER-EGO nasce proprio per colmare questo vuoto.

Il robot alto 120 cm, dotato di due braccia robotiche e movimento su ruote, può essere teleguidato a distanza dall'infermiere o dal medico tramite visori e joystick, consentendo una presenza virtuale ma fisicamente operativa nell'ambiente domestico del paziente. Non una semplice videochiamata: una presenza che può afferrare oggetti, aprire porte, consegnare farmaci, interagire con l'ambiente. Questo significa che il professionista sanitario può effettuare un controllo reale senza spostarsi, intervenendo concretamente laddove serve.

 

Cosa può fare ALTER-EGO nell'assistenza al paziente fragile

Le sei aree di applicazione individuate dal progetto fotografano con precisione le criticità quotidiane dell'assistenza a pazienti non autosufficienti:

  • telepresenza e teleassistenza per visite di follow-up a domicilio, senza spostamento fisico del professionista;

  • supporto alle attività quotidiane del paziente e del caregiver;

  • monitoraggio continuo e sicurezza del paziente fragile, anche nelle ore notturne;

  • consegna di farmaci e materiali sia in reparto che a casa

  • supporto alla riabilitazione con esercizi guidati e verificabili a distanza;

  • accoglienza e orientamento per il caregiver nelle fasi di apprendimento della gestione domiciliare.

Per un infermiere che gestisce un carico di pazienti domiciliari distribuiti sul territorio, la possibilità di delegare al robot i controlli di routine, liberando la presenza fisica per i momenti di reale complessità clinica, non è un dettaglio: è una trasformazione del modello di presa in carico.

 

Il caregiver non è più solo

Uno degli aspetti più significativi della sperimentazione riguarda proprio il caregiver. Nel paziente con SLA, il peso assistenziale ricade spesso su un familiare che non ha formazione sanitaria, lavora in condizioni di forte stress emotivo e si trova a gestire situazioni cliniche impreviste senza supporto immediato. ALTER-EGO può essere presente lì, fisicamente, nelle ore in cui l'infermiere non può esserlo monitorando, segnalando, e fungendo da tramite per una consulenza remota in tempo reale.

Il progetto ha adottato fin dall'inizio un approccio partecipato: focus group con pazienti, caregiver, medici, infermieri e terapisti hanno definito i bisogni reali prima ancora di costruire le funzioni del robot. I test preliminari confermano un dato incoraggiante: alta usabilità anche per utenti non esperti, e buona accettazione da parte di tutti gli attori coinvolti inclusi i caregiver familiari.

 

Per l'infermiere: meno logistica, più nursing

Dal punto di vista professionale, la questione è netta. ALTER-EGO si occupa dei compiti ripetitivi e logistici, consegne, orientamento, scale di valutazione semplici, monitoraggio di parametri di base, restituendo all'infermiere tempo e spazio per ciò che nessun robot può fare: la relazione terapeutica, la valutazione clinica complessa, la gestione dell'emotività del paziente e della famiglia.

Il monitoraggio 24/7 senza necessità di presenza fisica costante non svuota il ruolo infermieristico: lo ridefinisce verso la sua componente più qualificata. È una prospettiva che si inserisce nel dibattito più ampio sulla robotica in sanità, dai robot chirurghi e infermieri umanoidi immaginati da Elon Musk, ai casi già operativi in Italia, come il robot OSS all'Ospedale Annunziata di Cosenza o la panoramica più concreta sui robot in corsia, dai disinfettanti notturni ai fattorini automatizzati, già attivi in diversi ospedali italiani e in esperienze estere.

 

La direzione: il paziente al comando

Antonio Bicchi, professore all'Università di Pisa e ricercatore all'IIT tra i principali artefici del progetto, ha indicato la traiettoria futura: rendere ALTER-EGO controllabile dai movimenti residui del paziente SLA. Non più solo strumento nelle mani del clinico, ma ausilio personale autonomo, qualcosa che restituisce agency a chi la malattia l'ha progressivamente erosa.

La sperimentazione è in corso e i dati orienteranno gli sviluppi. Il progetto Fit4MedRob, finanziato con 126 milioni di euro dal Piano complementare al PNRR, coordinato dal CNR con 25 partner tra università, IRCCS e varie aziende, ha già aperto la raccolta di nuove proposte di ricerca applicata, con l'obiettivo di estendere il modello ad altre patologie neurodegenerative e croniche.

Per la professione infermieristica, la domanda non è più "se" la robotica entrerà nell'assistenza domiciliare, ma come prepararsi a integrarla in modo consapevole mantenendo al centro ciò che non si può automatizzare: la cura nella sua dimensione più umana.

Il tutto strizzando l’occhio alla visione ironica (sicuri?) della questione.