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Gli infermieri di notte rischiano di sviluppare la sindrome metabolica

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 02/02/2024 vai ai commenti

FormazioneProfessione e lavoro

Gentili lettori,

Siamo lieti di presentarvi "InfermiereNotturno", la vostra risorsa professionale nella sezione formazione, dedicata alla pratica infermieristica notturna. Questa rubrica, che sarà disponibile ogni lunedì, mercoledì e venerdì, fornirà approfondimenti specializzati su aspetti chiave della vostra professione.

 

Con il termine “sindrome metabolica” non si fa riferimento a una singola patologia, ma a un insieme di fattori di rischio legati a condizioni che aumentano la possibilità di sviluppare patologie cerebro e cardiovascolari e diabete.

Le condizioni che predispongono allo sviluppo della sindrome metabolica sono diverse:

  • Presenza di una quantità eccessiva di grasso corporeo, specie a livello addominale il cosiddetto grasso viscerale con variazione del rapporto peso altezza (cosiddetto Body mass index BMI) ma anche legato all’eccessiva circonferenza vita.
  • Elevati valori di colesterolo LDL e trigliceridi nel sangue.
  • Ipertensione arteriosa (valori pressori>140/90).
  • Bassi livelli di colesterolo Hdl (il colesterolo cosiddetto “buono”).
  • Resistenza allinsulina, un ormone che aiuta a regolare la quantità di zucchero presente nell’organismo a livello periferico nei cosiddetti organi bersaglio (fegato, muscolo, tessuto adiposo) con conseguente iperglicemia.
  • Iperuricemia.

Obesità e livelli alti di colesterolo trigliceridi sono condizioni frequenti tra i turnisti: tra le cause principali  l’inversione del ritmo circadiano di giorno-notte.

È stato condotto uno studio trasversale che ha riguardato 193 operatori sanitari turnisti (126 donne e 67 maschi ) e 221 operatori sanitari non turnisti (160 donne e 61 maschi). È stata valutata la prevalenza della sindrome metabolica utilizzando i criteri proposti dall’International Diabetes Federation del 2005. L’adiposità addominale è risultata significativamente maggiore nei turnisti rispetto ai non turnisti (test χ 2: p<0,05) sia tra i maschi (χ2: p<0,05) che tra le femmine (χ2: p<0,05). La sindrome metabolica colpisce con maggior frequenza i turnisti rispetto ai non turnisti 2: p<0,05). L’analisi condotta mediante regressione logistica multipla dopo aggiustamento dei fattori di confondimento quali il fumo, l’età, il consumo di alcool, l’attività fisica e la scolarizzazione, ha confermato la presenza di un rischio relativo maggiore tra i turnisti sia per la prevalenza di sindrome metabolica (OR 2,9 - 95% Cl 1,53-5,53) sia per l’eccesso di grasso addominale (OR 1,9 - 95% Cl 1,32-3,86).

Clock Genes e sindrome metabolica

Nel topo è stato evidenziato un oscillatore extra SCN in grado di coordinarsi sullo zeitgeber rappresentato dal ciclo fame/sazietà. Tale ciclo alimentare è attivato con un sistema di controllo a feed-back dagli ormoni leptina e grielina come anche da prodotti del metabolismo alimentare (glucosio, trigliceridi ecc.) e sembra in grado di coinvolgere e trascinare molti degli oscillatori periferici. Varianti genetiche del gene umano CLOCK sono associate ad un aumento dell’introito energetico mentre quelle di Per2 con l’iperglicemia a digiuno e quelle di NPAS2 all’ipertensione arteriosa. Ciò suggerisce l’ipotesi che la sindrome metabolica possa essere espressione della desincronizzazione operata dal lavoro a turni sui ritmi circadiani.

Bibliografia: Coperato A (2016) Lavoro a turni e notturno: valutazione dei rischio e sorveglianza sanitaria

 

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